Quando la natura insegna
Quando la natura insegna

Quando la natura insegna

Ricordate la tintura verde dell’erba sulle ginocchia? Ricordate i colori dei fiori di campo e delle bacche con cui preparavate “torte” e “pappe”? Il gusto acidulo del tarassaco sulle labbra o il sapore dolce del fiore di trifoglio? L’emozione di un nascondiglio?

I ricordi dell’infanzia nei giardini, nei cortili, nelle campagne sono indelebili in chi ha vissuto queste esperienze con spensieratezza: anno dopo anno, nell’alternarsi delle stagioni, riaffiorano nitidi e ci riavvicinano al mondo naturale.

Le corse “fino a quando non viene buio” o le esplorazioni in bicicletta con gli amici ci hanno permesso di conoscere le vie, le strade, i campi del territorio. Ricordiamo la prima spina o la prima scheggia conficcata in una mano. L’incontro con la natura può essere estremamente piacevole, ma anche rischioso o – ahinoi! – doloroso: senza schermi o protezioni, la natura ci mette di fronte a fatti, sensazioni o scelte da compiere. La natura per un bambino è estremamente affascinante proprio perché imprevedibile e in continuo mutamento, e perché tenta continuamente di sfuggire alle logiche che l’uomo le impone. L’esperienza in natura sfida, insegna, fa crescere.

Foto: Federica Collari

Tuttavia, per i bambini del nuovo millennio le occasioni di incontro con la natura sono sempre più rare. Già nel 2005 Richard Louv iniziò a parlare di “Deficit di natura”, cioè una carenza sempre più marcata nella vita dei bambini che comporta numerose conseguenze negative sul loro benessere 1. È per questo che negli ultimi anni, grazie all’interessamento di scuole, associazioni ed enti si sono sviluppate nuove esperienze di didattica in natura. Esistono persino una rete nazionale delle scuole all’aperto e, in Emilia-Romagna, una rete di Centri di Educazione alla Sostenibilità che lavora nella stessa direzione.

Facendo leva sull’innata e strabiliante propensione che hanno i bambini verso tutto ciò che appartiene al mondo naturale, in tanti stanno lavorando in Italia sull’Educazione all’aria aperta o, con un termine più internazionale – per sottolineare che si è davvero in tanti – sull’outdoor education. Finalmente questa espressione, letteralmente “educazione fuori dalla porta”, si concede un’accezione positiva: non si sta più “fuori dalla porta” per punizione, ma per imparare!

Proprio per l’ampia diffusione che l’outdoor education sta avendo, c’è chi ne parla in termini di “moda”; chi se ne occupa realmente, invece, ci tiene a sottolineare che si tratta di un “modo” di fare educazione che tiene in considerazione le infinite opportunità che il contesto esterno alla scuola può offrire, senza comunque negare l’importanza dell’educazione in aula. Immaginate se una classe, per affrontare il tema dei passaggi di stato, lasciasse da parte per un attimo il libro, uscisse dall’aula e osservasse le nuvole, la brina e il ghiaccio. Le occasioni non mancano, perché la natura è ovunque: per chi accompagna i bambini nella crescita è importante saperla notare e coglierne il valore educativo.

I tanti studi scientifici legati all’educazione all’aperto testimoniano infatti i benefici dal punto di vista degli apprendimenti ma anche della salute: stare fuori rinforza le difese immunitarie, diminuisce l’insorgenza di allergie, favorisce lo sviluppo della coordinazione, aumenta i livelli di attenzione e di concentrazione 2. Oggi più che mai è importante sottolineare come l’ambiente esterno limiti la diffusione dei virus.

Dal 2015 l’ONU, attraverso l’importante strumento dell’Agenda 2030 e i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, chiede a tutti gli Stati membri, compreso il nostro Paese, di impegnarsi per un futuro più sostenibile. L’educazione all’aria aperta concorre al raggiungimento di questi obiettivi perché in grado di garantire ai bambini un’istruzione di qualità (obiettivo n. 4), un miglior stato di salute (obiettivo n. 3) e di avvicinarli al mondo naturale. L’esperienza in natura infatti arricchisce adulti e bambini e genera il desiderio di cura verso l’ambiente in cui viviamo.

L’esperienza diretta in natura ci insegna e ci parla di sostenibilità.

Federica Collari

Foto: Federica Collari

Riferimenti:

1. R. Louv, L’ultimo bambino nei boschi. Come riavvicinare i nostri figli alla natura

2. M. Guerra, Apprendimenti in natura tra corpo e mente, dalla rivista Bambini

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