Un approccio all’agricoltura sostenibile: l’esempio di Agriturismo Arcadia
Un approccio all’agricoltura sostenibile: l’esempio di Agriturismo Arcadia

Un approccio all’agricoltura sostenibile: l’esempio di Agriturismo Arcadia

Nella campagna tra San Pietro in Casale e Pieve di Cento, nel bel mezzo della pianura, si trova una delle aziende agrituristiche che opera con criteri di sostenibilità a partire dalla coltivazione, nella preparazione dei cibi e nell’accoglienza turistica. Ho chiesto a Gabriele Giorgi, contadino, fornaio e cuoco, di parlarci dell’esempio virtuoso della sua azienda.

Che percorso sta seguendo ora la tua formazione e quali sono gli obiettivi dell’agriturismo?


Quando abbiamo avviato l’azienda, produrre biologico risultava piuttosto complicato ed erano molte poche le realtà che avevano intrapreso quella strada. Oggi che sono passati molti anni possiamo finalmente dire che siamo ben contenti della strada che abbiamo intrapreso: in realtà, il biologico è stato solo un punto di inizio che ci ha permesso di approfondire il mondo dell’agricoltura, ed oggi abbiamo portato avanti una serie di esperienze di agricoltura naturale, ossia un metodo agricolo nel quale si cerca in tutti i modi di favorire i meccanismi della vita, cercando di evitare in ogni modo ogni tipo di intervento esterno [Vi faremo un approfondimento sull’agricoltura naturale in un prossimo articolo!].

Com’è nata la scelta di realizzare un progetto agrituristico basato sulla coltivazione biologica? 

Il nostro agriturismo nasce nei primi anni Duemila dal sogno di comprare una casa in campagna per realizzarvi un’azienda agricola biologica.  Si tratta di un progetto, quindi, che non ha mai dovuto attuare la conversione a partire dal metodo di agricoltura convenzionale, dato che inizia direttamente a biologico: la scelta di fare agricoltura biologica deriva anche dal fatto che non essendo agricoltori, ci siamo avvicinati a questo mondo perché sentivamo il bisogno di ricercare prodotti salutari e che fossero coltivati con metodi sostenibili per l’ambiente.

Non provenendo da una famiglia contadina quindi hai incontrato delle difficoltà nel realizzare questo progetto?

È stato difficile diventare agricoltore, più che altro riuscire ad esserlo usando solo metodi naturali: l’agricoltura è un campo in cui si è dimenticato molto, e pertanto risulta difficile imparare a non usare la chimica. C’è una differenza abissale tra la filosofia che corre dietro il nostro tipo di agricoltura e quella convenzionale: in agricoltura convenzionale, ogni problema viene risolto con la prescrizione di un prodotto chimico, mentre quando fai agricoltura biologica e naturale bisogna conoscere bene le piante e i meccanismi della natura per capire come prevenire eventuali problemi. Quando fai biologico hai bisogno di riscoprire i metodi agricoli tradizionali, e per fare ciò abbiamo dovuto fare numerosi corsi e studiare, perché ormai anche la maggior parte dei contadini più anziani non si ricorda più come si coltivava molti anni fa.

Qual è il rapporto tra azienda agricola e agriturismo?

Esiste un rapporto di continuità tra l’azienda agricola e l’agriturismo, o per meglio dire, l’agriturismo nasce in funzione dell’azienda agricola. Rientrare nel mercato dei prodotti agricoli è molto difficile per le piccole aziende dove i prezzi li fanno la grande distribuzione o i commercianti: avere una cucina agrituristica in cui si lavorano i prodotti coltivati dall’azienda stessa significa dare loro il valore che si meritano, saltare i passaggi che li portano sulla tavola e soprattutto creare un rapporto diretto e sincero con il cliente. In chiave anti-spreco e di sostenibilità è sicuramente una scelta etica.

Che differenza c’è quindi tra la tua azienda ed altri agriturismi?

All’Arcadia, l’agriturismo non è un ristorante, perché si fa solo ristorazione su prenotazione: in questo modo riusciamo ad utilizzare per la maggior parte prodotti di nostra produzione. Va in tavola ciò che si produce direttamente in azienda: per noi la cucina agrituristica deve essere finalizzata alla valorizzazione dei prodotti che coltiviamo nel campo, di conseguenza e cerchiamo di evitare di acquistare prodotti sul mercato e cerchiamo di scegliere ricette in cui prevalgano i prodotti locali della nostra produzione.

Hai dovuto imparare anche a lavorare i prodotti, quindi!

Anche per quanto riguarda l’apprendimento delle ricette dimenticate abbiamo dovuto metterci in gioco. Vi faccio l’esempio del forno a legna: insieme alla casa colonica, nel mezzo dell’aia esiste un forno ottocentesco che abbiamo iniziato a usare per fare il pane. La cottura a legna però ha bisogno di essere imparata: per poter migliorare la nostra capacità di panificazione tramite la cottura a legna abbiamo seguito due corsi in Francia in una fattoria specializzata nella panificazione e nella cottura a legna. Solo dopo questa esperienza veramente molto formativa abbiamo iniziato a produrre pane nella nostra azienda. In questa crescita di consapevolezza hanno giocato un ruolo fondamentale anche le persone che abbiamo voluto conoscere ed incontrare, e che grazie alla trasmissione delle loro conoscenze ci hanno permesso di risolvere alcuni dei problemi che ci eravamo posti.

Passerai la maggior parte delle ore della tua giornata nel campo: qual è il tuo rapporto con la terra?

Il mio rapporto con la terra è stato da sempre molto particolare, infatti prima di fare il contadino facevo l’archeologo: è stato facendo questo mestiere che ho imparato a capire che la terra ha diversi strati e si mostra in vari colori a seconda delle componenti che vi si trovano. Facendo il contadino mi sono potuto rendere conto che la terra è sempre quella e va rispettata nello stesso modo, sia quando devi cercare di scoprire le antiche storie che sono racchiuse dentro di lei, sia quando l’aiuti a produrre la frutta e la verdura che poi finiranno nei nostri piatti.

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