Apicoltura locale
Apicoltura locale

Apicoltura locale

Finale Emilia: il giovane apicoltore che giocava a scacchi con le sue api.

Una passione nata quasi per caso, quella di Alex per le api, che oggi è diventata però un mestiere a tutto tondo grazie alla sua azienda Apicoltura Aurora.

L’apicoltura è come una partita a scacchi” spiega Alex Botti, classe 1985 di Finale Emilia che da poco meno di 8 anni ha deciso di dedicare la sua vita ad uno dei mestieri più antichi del mondo. Si pensa che l’allevamento di api allo scopo di sfruttarne i prodotti dell’alveare, sia un lavoro praticato da più di 12.000 anni, nonostante le tecniche oggi risultino molto diverse ed in continuo cambiamento in risposta ad un ambiente sempre meno a misura di ape.

Chi lavora con le api è costantemente influenzato da ciò che gli sta intorno, qualsiasi cambiamento, anche il più piccolo, viene percepito dalle api che sono importantissimi bioindicatori della salute dell’ambiente che ci circonda. Ed ecco perché le api di Alex vengono paragonate alle pedine degli scacchi; solo un bravo apicoltore che ha a cuore i propri alveari muoverà le proprie arnie in base a ciò che possono trovare, cercando solo i campi migliori dove questi instancabili e straordinari animali troveranno le culture migliori per produrre il loro miele.

Alex ha aperto la sua azienda da apicoltore, partendo da niente, semplicemente dal suo sogno. Ed è così che dalla sua prima famiglia di api comprata da un signore di Mirabello (FE), oggi ne possiede circa un centinaio, molte delle quali trovano la loro arnia vicino ai suoi campi di Massa Finalese che affitta per la coltivazione ad erba medica; una coltura molto proficua nelle nostre zone essendo ottima per produrre fieno e farine da destinare alle vacche da latte. Come ci viene raccontato, le colture ad erba medica sono tra le migliori per allevare le api, in quanto sono poco trattate con prodotti chimici per evitare l’accumulo di residui agrofarmaci nel latte, prodotto finale dell’intera filiera. I fiori sono inoltre ricchi di nettare, la sostanza zuccherina utilizzata dalle piante per attrarre gli insetti in modo da garantirsi l’impollinazione; questo assicura una produzione di ottimo miele.

Tuttavia anche questa coltura sembra tenere sempre meno conto degli insetti impollinatori, tra cui le nostre api del miele; difatti spesso si assiste allo sfalcio di questa leguminosa prima della fioritura, con lo scopo di ottenere fieno più ricco in nutrienti per le vacche, ma svantaggiando le api che si vedono private della fioritura. Come Alex, tanti apicoltori chiedono di lasciare le fioriture per qualche giorno in più in modo da concedere tempo agli impollinatori di raccogliere quanto più nettare e polline riescano, e continuare il loro duro ma fondamentale lavoro.

Tra i vantaggi di fare l’apicoltore non c’è di certo quello economico, in quanto ci viene raccontato che purtroppo molto del miele che arriva sui nostri scaffali viene importato a basso costo dall’estero, soprattutto dalla Cina, dove la richiesta della grande produzione non può coincidere con il benessere degli animali e la qualità dell’alimento stesso, creando di fatto una forte concorrenza per i piccoli apicoltori. Inoltre i piccoli produttori locali difficilmente con le risorse economiche a loro disposizione, riescono a partecipare a bandi per ottenere incentivi e finanziamenti e la sopravvivenza delle colonie è condizionata da una miriade di fattori esterni, non sempre prevedibili. Le api, come i bombi, le farfalle e tutti gli altri insetti impollinatori, sono specie sempre più in crisi, vittime di una agricoltura intensiva prepotente che lascia poco spazio alla biodiversità.

Questi animali sono minacciati dalla scomparsa di fioriture spontanee e diversificate durante il corso delle stagioni che garantiscono fonti di cibo diverse nel tempo; a discapito di monoculture che poco offrono a questi insetti. Ed è per questo che Alex cerca attentamente di posizionare le sue arnie anche nelle golene dei fiumi tra cui quelle del Po e del Panaro, che rimangono i luoghi meno antropizzati, dove si possono ancora trovare fioriture spontanee soprattutto di arbusti come rosa canina, prugnolo e sanguinello ma anche di fiori come il tarassaco ed il trifoglio.

Questi animali sono inoltre tra i più sensibili ai cambiamenti climatici: continui sbalzi climatici ed anomale ondate di caldo in inverno scombussolano i delicati ritmi vitali delle api, la cui vita della colonia dipende interamente dalla presenza di fiori nelle vicinanze. Alex stesso ci racconta di come le stagioni siano diventate sempre più imprevedibili, e con esse anche la vitalità degli alveari e la produzione di miele ed altri prodotti. Ogni anno è una scommessa ed è l’apicoltore che deve studiare il territorio per offrire le migliori possibilità alle sue api, cercando i terreni meno trattati e più rispettosi per l’ambiente.

Da circa 40 anni le nostre api sono soggette ad una ulteriore minaccia: una malattia che ha fatto il salto di specie nelle Filippine, dove questo acaro è stato trasmesso dalle loro api autoctone, alle nostre decimando le colonie di Apis mellifera, a causa della globalizzazione ed il continuo scambio di specie tra paesi molto lontani tra di loro. Per evitare il diffondersi della Varroa destructor, apicoltura Aurora usa solo metodi biologici, che richiedono tempi di gestione sicuramente più lunghi ed una grande conoscenza nella gestione di questi animali, in quanto bisogna isolare della regina prima che essa deponga le uova, ed in seguito si bagnano le altre api presenti nell’alveare con acidi naturali; in questo modo si crea un ambiente acido che non consente il proliferarsi dell’acaro. Certo, esistono prodotti per trattare le colonie in modo chimico e più rapido, ma si formerebbero residui che perdurano lungo tutta la filiera, incidendo sulla salute degli animali e sulla qualità del prodotto. Risultato non voluto da Alex, che da bravo apicoltore si occupa di offrire ai suoi clienti (sia quelli umani che quelli minuscoli alati) solo i prodotti migliori, sostituendo anche tutte le plastiche alle sue arnie e preoccupandosi di costruire le cellette solo con cera autoprodotta dalle api preferendole a prodotti industriali più chimici.

Solo una grande passione può avvicinare a questo mestiere, fatto di fatica e dedizione, non di certo il guadagno. Un bravo apicoltore passa molto tempo in natura con le sue api, essendo di fatto sempre disponibile per accontentare al meglio le esigenze di questi animali. Da autodidatta ha imparato come gestire al meglio le sue arnie, ed oggi produce buonissimo miele di qualità, ma anche propoli, polline e miele in favo. Da poco ha iniziato anche la produzione di pappa reale, super alimento preziosissimo sia per i suoi effetti che per i suoi tempi di lavorazione.

Nonostante il lavoro gli permetta di passare tanto tempo all’aperto, e di riallacciare quei rapporti con il ciclo naturale delle stagioni che molti di noi stanno purtroppo perdendo, Alex ci spiega che il suo lavoro è fatto di sacrifici e tanta voglia di imparare continuamente. Rincorrendo, come una pedina fa con la regina, le condizioni migliori per i suoi alveari.

Abbiamo infine chiesto al nostro intervistato dei piccoli consigli per aiutare i nostri amici impollinatori:

Sicuramente lasciare pezzi di prato a crescere può aiutare la fioritura di erbe spontanee, creando il giusto ecosistema per questi insetti, che non vi troveranno solo polline e nettare, ma anche rifugio e protezione. Evitare di usare il più possibile insetticidi, specialmente se non selettivi, i quali il più delle volte vanno a danneggiare specie utili ed innocue. Creare delle bellissime siepi con erbe aromatiche, rovi, photinia, lantana, edera, caprifoglio, rosa canina, sanguinello e prugnolo.

Infine sosteniamo i piccoli apicoltori locali come Alex, i suoi prodotti si possono comprare direttamente contattandolo oppure presso L’azienda Agricola Braida (via Comunale Rovere, Finale Emilia).

Se vi siete appassionati alla vita di Alex e delle sue api, seguite il suo canale Youtube e la sua pagina Facebook.

Eleonora Tomasini

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