La processionaria del pino
La processionaria del pino

La processionaria del pino

Ogni volta che vedo una processionaria mi ricordo di quella volta, alla materna, in cui le maestre ci evacuarono dal giardino, con il panico negli occhi, perché c’erano le processionarie.      
Ricordo che la sensazione fu un misto di panico e insensatezza: bambini e adulti agitati da un lato e dall’altro dozzine di bruchi in lunghe file ordinate e lentissime. Le maestre fecero comunque un buon lavoro, non perché le processionarie siano voraci predatrici di bimbi ma perché sono insetti potenzialmente pericolosi, anche per gli adulti. 
Ancora una volta, conoscere è il primo passo per agire correttamente. 

Chi è la processionaria del pino?

Thaumetopoea pityocampa è un lepidottero che dipende da determinate piante, dette ‘nutrici’, alle quali si affida per l’alimentazione, la crescita e la deposizione delle uova.
I pini sono i più graditi (pino nero e silvestre in particolare) ma non sono gli unici, infatti anche il larice, il cedro e altre conifere vengono attaccate.      
La dieta di questi insetti si basa infatti sulle foglie degli alberi infestati, costituendo quindi un potenziale pericolo per le piante. I danni alla singola pianta non sono generalmente letali ma possono indebolirne le difese e renderla suscettibile ad altri attacchi e parassiti, la massiccia diffusione di questi animali può quindi mettere in crisi la salute di una pineta, con conseguenze indirette su tutto l’ecosistema.

Il ciclo vitale di questo insetto è estremamente interessante.   
La femmina depone fino a 300 uova ancorandole agli aghi del pino, verso la fine dell’estate (luglio, agosto).
Dopo la schiusa, le larve (bruchi) cominciano ad alimentarsi e creano vari rifugi costituiti da fili di seta; questi verranno rimpiazzati dopo poco tempo da un secondo nido, comune a molte più larve, che servirà a resistere all’inverno.
Il ‘rifugio invernale’ è osservabile a occhio nudo quando la vegetazione è più rada: si tratta di una ‘palla’ setosa e biancastra che avvolge gli aghi dell’albero, più o meno delle dimensioni di una grossa mela. 
Con l’arrivo della primavera e l’innalzamento delle temperature, i bruchi escono dal nido e cominciano la processione. Percorrendo il tronco della pianta, la fila raggiunge il suolo fino a individuare un punto favorevole all’interramento e alla successiva metamorfosi in adulto. Dopo essersi interrati, i bruchi producono la crisalide e interrompono lo sviluppo attendendo condizioni ambientali favorevoli. Questo periodo, chiamato diapausa, può durare anche diversi anni. Insomma, una processionaria può vivere più di un criceto!          
Con le giuste condizioni climatiche lo sviluppo viene ultimato e gli adulti sfarfallano dal suolo, solitamente verso la fine dell’estate, segue l’accoppiamento e la morte dopo breve tempo, il ciclo può quindi ricominciare.

Larve di Thaumetopoea pityocampa in processione

I lepidotteri costituiscono uno dei gruppi più ricchi di specie degli insetti e nonostante l’aspetto innocuo e la loro apparente vulnerabilità, hanno sviluppato metodi di difesa formidabili: alcuni secernono sostanze irritanti, altri si nutrono di piante velenose immagazzinandone le tossine e rendendosi disgustosi o tossici, ci sono quelli che mostrano colorazioni vivaci per dissuadere i predatori o imitano nell’aspetto specie pericolose, alcuni addirittura imitano nelle sembianze le feci di uccello, insomma, le possibilità sono moltissime.

Quali problemi per la salute?

I bruchi di molte specie, tra i quali quelli di processionaria del pino, sviluppano sul corpo peli urticanti in grado di provocare irritazioni quando entrano in contatto con la cute, le mucose, gli occhi o le vie respiratorie. Sono un deterrente straordinario per chiunque provi a nutrirsi dell’animale, sono talmente efficaci che possono causare problemi anche a chi si trova in prossimità del nido o di una processione. Le setole vengono infatti disperse nell’ambiente e trasportate a causa del vento, è quindi sconsigliato sostare in prossimità di piante infestate o processioni. Questo discorso vale nello specifico per la processionaria, a causa dell’alta densità di individui in posizioni elevate soggette all’azione del vento, gli altri ‘bruchi pelosi’ e solitari non devono quindi preoccuparci se non li tocchiamo.

Va sottolineato che cani, gatti e animali da allevamento che tendono ad annusare curiosamente il suolo o a brucarlo, corrono un rischio altissimo in presenza di processionaria. Le conseguenze possono essere molto gravi se le parti interessate sono mucose, vie respiratorie, apparato digerente o occhi.

Le reazioni scatenate variano in base alla zona colpita: dermatiti, eritemi, vescicole cutanee, irritazioni oculari, congiuntivite, infiammazione del sistema digerente, vomito, dolore addominale fino ad arrivare in certi casi allo shock anafilattico.

Qualche consiglio

Non è un insetto da sottovalutare ma non dobbiamo essere spaventati e schiacciare qualsiasi bruco peloso che incontriamo, anzi!          
In casi delicati come questo è utile dare qualche suggerimento, perché le iniziative personali, anche se apparentemente intelligenti, potrebbero fare ancora più danni, è quindi consigliato:

– controllare le conifere presenti nel giardino o nelle zone limitrofe a casa, specialmente giovani, e segnalare eventuali nidi o processioni alle autorità locali, evitare di piantare conifere in zone in cui non crescerebbero naturalmente;

– non raccogliere esemplari ed evitare di avvicinarsi alle processioni;

– prestare attenzione ai luoghi che si scelgono per sostare e per stendere panni e indumenti;

– non tentare di debellare infestazioni o processioni con metodi ‘fai da te’: calpestare le larve, bruciarle, bruciare i nidi o trattarli con insetticidi sono tutte strategie da evitare assolutamente poiché in grado di aggravare la situazione, favorendo la dispersione delle setole. Affidarsi alle indicazioni ricevute dalle autorità competenti.

– in caso di contatto, non grattarsi, lavare con acqua e sapone tutto il corpo (se impossibile sciacquare abbondantemente la zona irritata), prestare attenzione perché i peli urticanti potrebbero essere anche sui vestiti, contattare il proprio medico; lo stesso vale per i nostri animali da compagnia: se possibile sciacquare la zona interessata e contattare in maniera tempestiva il veterinario.

Vi aspettavate che fossimo estranei a tutto ciò? Magari!              
Le indagini compiute dagli anni ’80 e ’90 suggeriscono che la processionaria, che tollera poco le temperature rigide, stia giovando del riscaldamento globale, diffondendosi in zone nelle quali prima faticava a insediarsi e causando gravi danni a molte foreste di conifere.

Lorenzo Cocchi

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