La cicogna bianca
La cicogna bianca

La cicogna bianca

La leggendaria vita della Cicogna

Qui nella bassa modenese, e in tutta Italia, la cicogna bianca (Ciconia ciconia) era una presenza piuttosto comune secoli fa.

Uccello maestoso e dal candido piumaggio, appariva spesso su stemmi di casate nobiliari nell’intento di predare una serpe.

Nell’iconografia cristiana questa caratteristica veniva associata ad animale divino, capace di combattere il Diavolo. Le leggende e le storie curiose associate a questo grande trampoliere migratore sono numerose in tutto il mondo, e tutte associano alla cicogna una o più virtù.

In epoca romana, per esempio, si riteneva che le giovani cicogne accudissero i genitori anziani e pare che da questa attribuzione di cure parentali inusuali, sia scaturita la “lex ciconaria” ove era previsto che i figli si prendessero cura dei genitori anziani.

Stemma comunale con cicogna che preda una serpe.
Stemma di Cerignola (FG) raffigurante la cicogna.

Si potrebbe andare avanti ancora per molto narrando di leggende indiane, giapponesi o anche solo ricordando la fiaba de “La volpe e la cicogna” ove lo scrittore greco Esopo fece si che il volatile poté rivalersi sulla scaltra volpe e portare a compimento la morale dell’adagio “Chi la fa l’aspetti” (https://www.fabulinis.com/favole/la-volpe-e-la-cicogna/ )

Nella regione della Tessaglia, in Grecia, era considerato gravissimo crimine uccidere una cicogna in quanto la sua utilità nel tenere sotto controllo la popolazione di serpenti era riconosciuta ed apprezzata. E così il reo “cicognicida” incorreva nella pena capitale. Un altro mito greco narra della principessa troiana Antigone, figlia di Laomedonte, che a causa della sua superbia venne trasformata in cicogna dalla dea Giunone. Condannata ad “applaudire” a se stessa stridendo con il becco dal momento che non aveva più mani ma ali.

Ma, ritornando a noi e alla pianura padana, possiamo purtroppo affermare che, per quanto carica di simbolismi e virtù, questo volatile non nidificava più da parecchio tempo nelle nostre zone.

Le condizioni ambientali (ampie zone umide, canali e specchi d’acqua) e la presenza di cibo (pesci; serpi; anfibi e invertebrati) non erano più favorevoli per la nidificazione primaverile e il successivo momento stanziale, ove la deposizione e cura dei nascituri occupa tutta la primavera, l’estate e l’autunno.

L’abitudine a costruire il nido utilizzando manufatti umani (comignoli, campanili; torri; pali della luce) è una caratteristica che lega strettamente la cicogna bianca al consesso umano. E se di queste opere artificiali ve ne sono ancora in abbondanza, lo stesso non si poteva e, purtroppo, non si può dire delle fonti di cibo disponibile e utile per la vita delle coppie e delle nidiate.

Il tipico habitat palustre e umido è stato quasi cancellato dal frazionamento del territorio, dalle bonifiche e quindi dalla trasformazione dello stesso per scopi di agricoltura intensiva/estensiva. La discutibile gestione delle acque, che durante la brutta stagione vengono quasi del tutto ritirate dai canali di bonifica azzerando la vita acquatica, portano al detrimento delle fonti di sostentamento per l’anno dopo. Andando a spanne: quando avevo trent’anni in meno riuscivo a vedere molte più rane, serpi d’acqua e pesci rispetto ad ora. Ma già all’epoca (gli anni 70/80) la situazione era già molto drastica.

E il problema della biodiversità che viene a mancare influenza quindi le scelte di nidificazione anche della nostra amica cicogna.

Migrando dall’Africa per tornare in Europa in primavera, le coppie (monogame e fedeli per la vita) preferiscono siti di nidificazione dove il territorio possa offrire ancora di che sfamarsi. Il nord Europa, la Francia oppure la Spagna o i paesi dell’est Europa.

Personalmente ho avuto la fortuna di vederle volare sopra la mia testa forse in un paio di occasioni, e una volta sola scorgerne una appoggiata in un campo di erba medica. E parlo di anni addietro.

Ma sembra che ci sia un cambio di tendenza.

Una speranza per Medolla

Stando alle ultime notizie (https://www.modenatoday.it/social/coppia-cicogne-bianche-nidifica-fuori-oasi-medolla.html )

una coppia di questi uccelli ha nidificato fuori dall’oasi San Matteo di Medolla (Modena), area di riequilibrio ambientale istituita nel 2002 grazie agli sforzi congiunti del comune e dell’associazione “Le cicogne”.

Un segnale positivo che fa pensare che il parziale recupero di aree destinate a riequilibrio ecologico e/o a zona umida (progetto che va avanti da decenni), insieme alla rete Natura 2000 e al protocollo europeo “Habitat” e “Uccelli” uniti agli sforzi di appassionati, operatori appassionati e naturalisti alla fine abbia iniziato a pagare nonostante che la situazione di habitat e biodiversità nella bassa possa dirsi tuttaltro che rosea.

Non resta che aspettare e vedere se questi segnali positivi si consolideranno in frutti fecondi, nella speranza che le cicogne, oltre a portare i bebè alle partorienti, portino anche i loro piccoli, e che questi giovani possano crescere e prosperare donando nuovo vigore a una specie tanto amata dall’uomo ma che dall’uomo è anche stata, spesso, perseguitata.

Simone Balboni

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