Inquinamento luminoso: impatto anche su flora e fauna
Inquinamento luminoso: impatto anche su flora e fauna

Inquinamento luminoso: impatto anche su flora e fauna

“Il buio oltre la siepe”

Meno evidente dell’inquinamento atmosferico e meno studiato rispetto a quello delle acque e del suolo, l’inquinamento luminoso è difatti ancora poco considerato perché difficile vederne gli effetti immediati.

Tuttavia l’inquinamento luminoso si sta presentando sempre più dannoso sul lungo termine per piante ed animali, uomo compreso. Da quando l’uomo ha scoperto il fuoco, la luce ha sempre accompagnato le nostre notti, che da allora non sono più così buie. Dal semplice fuoco per cuocere il cibo e creare l’ambiente idoneo per la socializzazione, ormai non conosciamo più il vero significato della parola “buio”, grazie all’ illuminazione artificiale che ci accompagna in ogni strada ed in ogni parco. Tra tutti i paesi del G20, l’Italia risulta essere uno dei paesi con il territorio più illuminato dalla luce artificiale.

La luce ci fa sentire protetti, ci permette di avere una buona visione anche quando il sole è già tramontato, recuperando di fatto, anche le ore di buio per dedicarci ad altre attività diverse dal sonno. Ciò nonostante alternare i normali cicli giorno-notte diventa deleterio a livello fisiologico, scombussolando i delicati ritmi ormonali che regolano il nostro corpo e gli ecosistemi.

Ogni alterazione dei livelli naturali di luce notturna dovuta a fonti di luce artificiale, genera inquinamento luminoso. In Emilia-Romagna, la Legge Regionale n°19 del 2003 sottopone la luce artificiale a delle limitazioni evitando inutili dispersioni fuori dalle aree dove non è strettamente necessarie per questioni di sicurezza pubblica, vietando i lampioni a sfera o qualsiasi altro modello che disperda la luce verso la volta celeste, ma preferendo sistemi di illuminazione inclinata che illuminino solo le strade.

Alcuni consigli per i giardini e le zone verdi sono di utilizzare fonti che si accendano tramite fotocellule e preferire le luci con tonalità ambrate o rosse perché in grado di disturbare meno gli organismi rispetto a quelle bianche-blu.

Grazie a semplici accortezze e piccoli miglioramenti delle nostre realtà cittadine, potremmo ridare il giusto spazio al buio; elemento che per secoli ci ha spaventato, ma che ora, con la giusta consapevolezza, vorremmo che ritornasse per riequilibrare i cicli naturali che per troppo tempo abbiamo sfasato.   

L’inquinamento luminoso ha un impatto deleterio su numerose specie animali. In effetti, nel corso dell’evoluzione, le abitudini e la biologia di moltissimi esseri viventi sono state condizionate anche dall’alternanza di luce e buio. Non c’è quindi da stupirsi che, interagendo con questa ciclicità naturale, possiamo causare danni.
La luce artificiale e l’illuminazione diffusa di porzioni di cielo notturno, compromettendo l’oscurità naturale, possono influenzare negativamente i processi biologici di moltissimi organismi e causare effetti a cascata su tutto l’ecosistema.

Tra gli animali, i primi a risentire del problema dell’inquinamento luminoso sono quelli con abitudini notturne o crepuscolari e quelli che utilizzano le fonti di luce per orientarsi (moltissimi insetti). Anche gli animali diurni che vivono in prossimità di zone diffusamente illuminate possono risentire di tale disturbo.

Gli uccelli che migrano nelle ore notturne rischiano di restare disorientati e di colpire ostacoli come edifici, pali e cavi. Molti animali stanziali invece, in prossimità di fonti luminose durante la notte, restano esposti ai predatori e prolungano le attività tipiche delle ore diurne, riducendo il riposo e aumentando lo stress.         
Rane, raganelle, rospi e uccelli canori come cince e fringuelli, interagendo tramite canti e gracidii in determinati momenti di giorno e notte, risentono di un grande disturbo.  Lo stress dovuto all’inquinamento luminoso è stato osservato anche nella gazza e nel pettirosso.     
Nel caso dei pipistrelli, a volte l’abbondanza di prede ammassate attorno alle luci può essere vantaggiosa, ma si tratta di pochi casi sul totale. In effetti, la maggior parte delle specie evita le zone illuminate e soffre per via dell’inquinamento luminoso preferendo procurarsi il cibo nell’oscurità, abitudine poco conveniente se la maggior parte delle prede si è spostata perché attirata proprio dalla luce artificiale.

Gli insetti sono però gli animali più colpiti: le fonti di luce artificiale possono ingannare il loro senso dell’orientamento, finendo per attirarne moltissimi. Anche in questo caso le collisioni ripetute, lo stordimento e il disorientamento costituiscono stress, spesso fatali, e rendono i superstiti prede facili. Farfalle notturne, grilli, cavallette e coleotteri sono tra i più danneggiati. Anche le lucciole, ovviamente, risentono fortemente dell’inquinamento luminoso: la luminosità ambientale frena l’emissione e la percezione dei segnali luminosi, impedisce quindi l’incontro e la riproduzione delle lucciole, che saranno in numero minore nelle successive generazioni.

Tali circostanze rischiano di mettere in pericolo i fondamentali benefici apportati all’ambiente dagli insetti (impollinazione, decomposizione, sostentamento alimentare per molti organismi). Questi compiti indispensabili sono mantenuti da equilibri molto delicati: l’indebolimento di un singolo ‘filo’ in questa ‘matassa’ di relazioni ecologiche può avere gravi conseguenze su tutto il sistema.

Spesso poco considerate, ma non per questo meno importanti, anche le piante nei contesti urbani sono costrette a forti condizioni di stress causato dalla luce artificiale.

Linneo, il famoso naturalista padre della classificazione scientifica di tutti gli organismi viventi, si era già interessato al “sonno delle piante”, progettando un vero e proprio giardino-orologio. Il giardino era strutturato in modo che fosse possibile conoscere l’orario semplicemente osservando il comportamento delle piante. I botanici moderni indicano con “nictinastia” questa capacità che hanno molte piante di cambiare la posizione delle foglie o dei fiori fra il giorno e la notte. A dimostrazione che anche le piante, se pur considerate da sempre esseri inferiori, hanno un ciclo sonno-veglia. La delicatissima reazione della fotosintesi clorofilliana, dipende esclusivamente dalla luce del sole, la quale regola il ciclo vitale di questi organismi essendone la principale fonte energetica.

Le piante che troviamo nei contesti più o meno urbanizzati, sono costrette a vivere perennemente vicino a fonti di luce artificiale, e se questo potrebbe non sembrare un grosso problema, lo diventa quando si cerca di capire il complesso meccanismo che tiene in vita una pianta, e tutti gli altri organismi che ne dipendono. Le piante, grazie ai loro fotorecettori molecolari, ricavano informazioni sulla quantità e qualità della luce, modulando risposte comportamentali come decidere in che direzione accrescersi, quando germogliare, quando fiorire e quando perdere le foglie. Nella complessa macchina della Natura, fiorire nel momento sbagliato può significare perdere la sincronizzazione con gli insetti impollinatori, oppure esporre i delicati fiori alle gelate tardive. Germogliare tardivamente potrebbe ostacolare l’alimentazione degli erbivori che dipendono dai giovani tessuti vegetali, specialmente nelle stagioni riproduttive.

Rondine ( Hirundo rustica) su luce domestica

Bisogna considerare anche il notevole stress che subiscono le piante nei contesti urbani, sia in termini di spazio fisico che in qualità dell’aria. Una pianta su di un marciapiede è costantemente sottoposta ad inquinamento atmosferico dovuto al traffico veicolare ed alle elevate concentrazioni di ozono nell’aria. Questi fattori possono causare forti stress, specialmente alle foglie degli alberi, che usano il periodo di buio per “riparare” parte dei danni arrecategli. Piante vicino a lampioni sempre accessi mostreranno alterazioni nella pigmentazione delle foglie, ed è inoltre fatto tristemente noto che a causa di queste fonti luminosi artificiali possano venire alterate forme e colori, inceppando la delicata macchina dell’ecosistema.

In occasione della campagna “M’illumino di meno”, noi di Divulgatura abbiamo voluto volgere un pensiero anche agli altri abitanti del pianeta, spesso tristemente ignorati.

Eleonora Tomasini e Lorenzo Cocchi

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