Il Pipistrello tra mito e realtà
Il Pipistrello tra mito e realtà

Il Pipistrello tra mito e realtà

Con il termine comune di “pipistrello”, le scienze naturali fanno riferimento a un vasto insieme di mammiferi chiamati chirotteri.

Prima di iniziare a raccontare qualche mito legato a questo mammifero placentato, vorrei sottolineare che con la parola “pipistrello” intendo rivolgermi principalmente a quel tipo di animale che, tempo addietro, era abbondante nelle campagne di tutta Italia. Il, scusate il gioco di parole e le ripetizioni, Pipistrellus pipistrellus (nano), l’albolimbatus, o Khulii, il Nyctalus noctula (nottola). Tenete conto che di chirotteri, al mondo, ne esistono numerosissime specie tutte altamente specializzatesi in compiti e in nicchie ecologiche ben precise.
La parola “chirottero” deriva dal greco: “cheir” che significa “mano” e “pteron” che significa “alata”. Ed in effetti non potrebbe essere più giusto perché se si ha la fortuna di vedere da vicino un pipistrello, si noterà come sia peculiare la forma della mano che dà origine, con la membrana, all’ala. Ma le particolarità di questo straordinario animale non finiscono qui. Infatti, essendo un animale notturno, si procaccia il cibo utilizzando la ecolocalizzazione. In pratica è stato fornito dalla Natura di un sonar. Lo stesso strumento che possiedono anche i cetacei e che l’uomo, molto più tardi nella storia, applicò ai sottomarini!

Immagine di Encyclopedia Britannica: Le varie parti del corpo e le differenze morfologiche tra un organo e l’altro.

L’ecolocalizzazione! Uno strumento meraviglioso e molto utile per viaggiare e cercare in condizioni di scarsa luminosità.

Il loro aspetto ricorda sicuramente quello di un topolino con le ali, cosa questa che, fin dall’antichità e complice la superstizione e le abitudini crepuscolari dell’animaletto, hanno fatto guadagnare alla categoria una brutta fama.

Le credenze popolari si sprecano nei confronti di questo animale, tra l’altro utilissimo all’ecosistema in quanto, nutrendosi di insetti, ne impedisce l’eccessivo proliferare. Cosa che, ormai, in questi tempi di antropocene e cambiamenti climatici non accade più o solo in certe zone particolarmente fortunate.

La popolazione dei chirotteri, in Pianura Padana, è grandemente calata nel corso dei decenni. Basta alzare gli occhi al cielo del crepuscolo e, per chi ha qualche anno sulle spalle, non sarà complicato rendersi conto di questo fatto. In rete si possono trovare diversi siti che parlano della vulnerabilità di questi animali.

Per esempio qui (https://www.scienzainrete.it/articolo/pipistrelli-pi%C3%B9-grossi-e-meno-longevi-causa-del-riscaldamento-globale/laura-scillitani/2021https://www.scienzainrete.it/articolo/pipistrelli-pi%C3%B9-grossi-e-meno-longevi-causa-del-riscaldamento-globale/laura-scillitani/2021)

e qui (https://www.mite.gov.it/pagina/domande-frequenti-sui-pipistrelli-faq)

L’immagine del pipistrello è sempre stata associata al male, al diavolo o alla figura del vampiro. Un animale, si credeva, capace di portare pestilenze mortali e nocive per l’uomo, il bestiame e i raccolti.

C’è da dire che un tempo le campagne erano sicuramente molto più buie, la notte, e le conoscenze scientifico-biologiche se non erano agli albori poco ci mancava. Il pipistrello, come poi tutti i rapaci notturni e, addirittura, la lepre in quanto animali con abitudini notturne, silenziosi, velocissimi ed elusivi erano quindi percepiti come spiriti delle tenebre incarnati.

La leggenda metropolitana, credo ancora diffusa oggi, è quella che la pipì di pipistrello avrebbe potuto far cadere i capelli alle persone colpite. E, ancora, erano (sono?) malvisti in quanto avrebbero l’abitudine ad impigliarsi nei capelli delle ragazze!

Oggi, in tempi di pandemia dovuta al Covid, i pipistrelli sono di nuovo sotto la lente del pubblico giudizio.

Lo spillover, cioè il salto di specie da animale a uomo che il virus ha effettivamente compiuto, non è stato diretto. Ci vogliono anche determinate condizioni ambientali e igienico sanitarie oltre che un ospite animale intermedio che abbia accolto per primo il virus che poi, mutando, è venuto in contatto con l’uomo.

( https://www.isprambiente.gov.it/it/evidenza/coronavirus/covid-19-e-pipistrelli-chiarimenti-circa-le-relazioni-tra-la-presenza-di-chirotteri-e-il-rischio-di-trasmissione-covid-19 )

Quindi, anche stavolta, il pipistrello, perlomeno quelli europei, ne escono “puliti”.

Durante il medioevo, ma anche più tardi, questi animaletti venivano perseguitati e uccisi. Nella letteratura romantica ottocentesca, vedi il “Dracula” di Bram Stoker, erano i compagni di Vlad Dracul, il non-morto in grado esso stesso di prendere le sembianze di lupo e pipistrello. Tutte storie, certo affascinanti, ma non veritiere.

Fortunatamente, i nostri topini volanti non sempre, non in tutte le culture, hanno subito il peso dell’ignominia. Il simbolismo positivo è esistito come è riportato in questo interessante link (https://www.inchiostronero.it/il-simbolismo-il-pipistrello/).

Oggi i principali nemici dei chirotteri sono la diminuzione di habitat che possa dare loro ospitalità e rifugio; i pesticidi che avvelenano le loro principali fonti di cibo; l’illuminazione notturna largamente diffusa ovunque e, talvolta, gli animali domestici. Gatti su tutti.

Dobbiamo sforzarci di prendere consapevolezza e capire che tutto a questo mondo è connesso. E anche se capita che le forme che la Natura sceglie ai nostri occhi possano apparire inquietanti, dobbiamo sforzarci di guardare oltre l’apparenza.

Simone Balboni

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