IL DECLINO DELLA POPOLAZIONE DI PASSERI
IL DECLINO DELLA POPOLAZIONE DI PASSERI

IL DECLINO DELLA POPOLAZIONE DI PASSERI

Un altro campanello di allarme, di un mondo sempre a meno prova di Natura

Dovremmo forse abituarci alla sempre più rarefatta presenza dei simpatici passerotti dalle nostre città? Ebbene, secondo uno studio condotto dall’Istituto di Zoologia della ZLS in collaborazione con la RSPB (Royal Society for the Protection of Birds) e la BTO (British Trust for Ornithology) la popolazione di passeri domestici nella sola Inghilterra è diminuita del 70% tra il 1977 e il 2016.

Una emergenza climatica che porta al centro della scena uno degli animali più amati della nostra cultura, forse non mai il protagonista principale della scena, come può essere una maestosa poiana o affascinante barbagianni, ma un timido e poco ingombrante attore di scena; semplicemente lì, sempre presente. E noi umani, così assuefatti alla sua presenza fissa, che dalla nascita delle nostre civiltà ci accompagna riempiendo le nostre piazze e i nostri giardini, non ci stiamo neanche accorgendo che questa specie a cui siamo tanti abituati, sta pian piano scomparendo.

Il passero domestico, o passero europeo (Passer domesticus), è una specie cosmopolita, originaria dell’Europa e in seguito portata per mano dell’uomo negli altri continenti, che trova in Italia altri 2 cugini: l’endemico passero d’Italia (Passer italiae) e la passera mattugia (Passer montanus).

Passero domestico (Passer domesticus)

Distinguerli non è impossibile, ma nemmeno scontato, e pertanto sarà necessario allenare il nostro sguardo se vogliamo essere più precisi nel definire i graziosi “passerotti”. Mentre le femmine delle prime due specie rimangono dai colori neutri e ben più difficili da distinguere, sono i maschi ad avere la colorazione più visibile e appariscente, un antico stratagemma usato da quasi tutti gli animali per corteggiare il gentil sesso.  Il maschio del forse una volta, comune, passero domestico si riconosce grazie alla sua pettorina nera che prosegue diventando una vera maschera sugli occhi. Mentre la testa è color castagna con una corona grigia interna. Il passero d’Italia appare molto simile a quello domestico, differendo tuttavia, nel colore capo che risulta completamente bruno rossiccio, ma presenta allo stesso modo l’ampia macchia golare nera. Nonostante sia più facile trovarla nelle aree agricole piuttosto che in quelle urbane rispetto alle altre due specie, la passera mattugia è anche facilmente distinguibile grazie alle macchie nere che i maschi portano sulle guance. Nel caso della passera mattugia non esiste dimorfismo sessuale, ovvero le colorazioni delle femmine e dei maschi sono molto simili, e ne rendono praticamente impossibile la distinzione.

Differenze tra passero domestico, passera d’Italia e passera mattugia

Animali estremamente sociali, i gruppi di passeri hanno sempre convissuto con l’uomo in quanto riuscivano a ricavare il loro sostentamento dalle nostre attività: nelle città dell’India, per esempio, le donne sgranavano i cereali all’esterno delle abitazioni, richiamando l’attenzione di questi graziosi uccelli, così come le donne di casa di un’antica società contadina europea, erano solite preparare i sacchi delle granaglie nell’aia degli edifici dove vi si trovavano anche gli animali da cortile. Nelle nostre campagne, non vi erano grandi macchine agricole che meccanizzavano il lavoro, per tanto i passeri ed altri uccelli erano abituati a trovarvi il cibo che volontariamente o non, era disponibile.  Anche nei piccoli centri rurali che si stavano via via urbanizzando, la vita si svolgeva per la maggior parte all’aria aperta, mettendo a disposizione grandi quantità di granaglie, le principali componenti della dieta di questi animali.

Una diminuzione, quella del passero domestico, che sembra caratterizzare tutti gli ambienti, anche se in modo diverso, come viene evidenziato da uno studio di Denis Summer-Smith in Gran Bretagna: a notare la prima diminuzione di questa specie sono stati i paesaggi agricoli, dove già nel 1979 si è potuto constatare una perdita del 70% di animali, mentre nei centri urbani il calare di questi simpatici stormi si è iniziato a notare attorno ai primi anni 90, mostrando grande variabilità tra le diverse soluzioni abitative.

Gruppo di passeri domestici

Quali sono le cause da mettere sul tavolo degli imputati? Prima di tutte la perdita di disponibilità di cibo, nonché la qualità stessa. Il passaggio da una agricoltura di sussistenza, variegata che seguiva il rincorrersi delle stagioni ad una industriale, uniforme e meccanizzata, ha di fatto eliminato le fonti di cibo disponibili e quella serie di elementi paesaggistici che offrivano riparo e siti di nidificazione per i passeri. Inoltre l’uso sempre più massiccio di pesticidi ha portato all’avvelenamento e successiva scomparsa di centinaia di invertebrati che erano soliti abitare i nostri campi agricoli.

Passera mattugia

Infatti i passeri, come quasi tutti i passeriformi, in primavera e in estate modificano la loro dieta, mutandola in insettivora per nutrire la prole, perennemente affamata e che richiede cibi più facilmente assimilabili e calorici per il loro sviluppo. Nel corso della storia il passero domestico e non solo, ha portato sulle sue ali la nomea di animale-parassita, perché si cibava delle granaglie faticosamente piantate dal contadino, portando quest’ultimi a iniziare vere e proprio battaglie per la loro eliminazione, con distruzione di nidi ed uccisioni dirette fino all’inizio del XX° secolo, quando si è iniziato a capire che il servizio gratuitamente fornito da parte di questi animali, nel tenere controllato naturalmente le popolazioni di insetti nocivi nei campi, era superiore rispetto la perdita.

Nelle nostre città i fattori che hanno contribuito alla scomparsa dei 247 milioni di passeri dal continente sono diversi e tra questi ci sono sicuramente la scarsità di cibo legato ad un’aumentata igiene che ha portato le pratiche di preparazione del cibo in sale interne e la mancanza di prati lasciati incolti, in grado di produrre semi sul finire della stagione vegetativa.

Secondo gli studiosi anche lo l’aria inquinata delle nostre città incide negativamente sul tasso di riproduzione di questa specie e sullo stato di salute, rendendoli più facilmente bersagli di malattie infettive come la malaria aviaria, che vede nell’ultimo periodo, questi animali come tristi protagonisti. Anche l’ammodernamento dei nostri centri urbani, nonché delle nostre abitazioni, ha degli impatti negativi sulla presenza dei passeri, diminuendo la disponibilità di siti di nidificazione, fattore fondamentale per la stabilità di una colonia.

In città e in campagna, negli ultimi anni si sta studiando l’impatto delle predazioni da parte degli animali domestici, sulla fauna selvatica e anche quest’ultimi sono risultati essere altamente nocivi per la sopravvivenza di questi animali, specialmente considerando le ciotole di cibo sempre disponibili che li attendono a casa.

Viene normale chiedersi cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo per aiutare questa specie e le altre di conseguenza. Sebbene soluzioni da bacchetta magica quando si parla di ecosistemi siano impossibili, possiamo contribuire alla loro salvaguardia prediligendo e favorendo di conseguenza, l’agricoltura biologica invece che quella intensiva, incrementare la presenza di siepi e punti di riparo indisturbati nelle nostre città, evitare di lasciare incontrollati i gatti specialmente nella stagione riproduttiva, evitare l’uso di colle topicidi e veleni in qualsiasi forma nei nostri giardini, oltre che predisporre romantiche mangiatoie durante la rigida stagione invernale e più casette nido che possano ospitare diverse coppie di una colonia.

Fonti:

Eleonora Tomasini

2 Comments

  1. Ubaldo Chiarotti

    Una osservazione che mi sento di fare inerente il territorio di Mirandola delle Valli Basse dove abito, è il seguente: io sono nato nel 1952 e devo dire che fino agli anni ottanta, il nostro territorio pullulava di passeri ed erano rarissime le cornacchie e similari. Col passare degli anni sono aumentati i corvidi e progressivamente si sono ridotti o quasi scomparsi i passeri.

    1. Eleonora Tomasini

      Certo! I corvidi come gazze e ghiandaie stanno vivendo una vera e propria esplosione demografica, in quanto sono specie opportuniste, e come tali riescono a vivere e riprodursi anche in contesti molto urbanizzati e degradati come le nostre campagne o i centri abitati, a discapito di specie molto meno generaliste come appunto i passeri, che già soffrono della mancanza di cibo e siti di nidificazione.
      Purtroppo sono tutte concause di una sempre più aumentata banalizzazione degli ecosistemi.
      Ringrazio per il contributo 🙂

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