I guardiani dei campi coltivati
I guardiani dei campi coltivati

I guardiani dei campi coltivati

Gli aironi guardabuoi e la loro presenza in Pianura Padana

Sempre più facile avvistarne dei gruppi interi nei nostri campi coltivati, gli aironi guardabuoi sono ormai diventati specie stanziale della nostra pianura.

Gli aironi guardabuoi (Bubulcus ibis) sono dei piccoli ardeidi, che come tali ricordano molto nell’aspetto il ben più noto airone cenerino (Ardea cinerea). Le dimensioni sono piuttosto ridotte, non superando i 30 cm di altezza, mentre il piumaggio bianco si arricchisce di macchie gialle/arancio su testa, dorso e petto durante la stagione riproduttiva. Il becco di colore giallo, ci permette di distinguerlo facilmente dalla simile garzetta (Egretta garzetta), il cui becco è invece nero e il corpo ha forma più allungata.

Airone guardabuoi

I più appassionati, si ricorderanno di aver già visto questo uccello in groppa ai grossi erbivori africani con i quali si associano, in film e documentari. I motivi di quella che può sembrare una bizzarra associazione, sono da ricercare nella dieta di questo animale. L’airone guardabuoi ha una dieta molto varia che spazia dagli insetti, ai piccoli invertebrati acquatici, a pesci, rettili e anfibi. I grossi erbivori, con i loro passi lenti ma pesanti, smuovono il terreno, facendo uscire gli insetti che diventano preda facile di questi piccoli aironi, così come zecche, pulci e mosche che spesso infastidiscono questi animali. Inoltre questi uccelli fungono da vere e proprie sentinelle per gli erbivori al pascolo, che vengono allarmati dall’involo improvviso di questi uccelli. Insomma, una vera e propria relazione mutualistica, in cui ognuno dei due trae un vantaggio dall’altro!

Considerata quindi la sua dieta, non deve stupire l’aumentata presenza degli aironi guardabuoi nella nostra pianura, in relazione all’aumento dell’antropizzazione e degli allevamenti. Se nelle distese pianure africane, questi ardeidi seguono i grossi erbivori, nella nostra pianura si vedono spesso rincorrere le grosse macchine agricole, intente ad arare e smuovere il terreno, svolgendo di fatto lo stesso servizio buffet per questi animali.

La presenza di grossi allevamenti di cavalli, suini e mucche nella nostra area, ha poi fornito agli aironi, le stesse fonti di cibo di cui si nutrono i parenti africani, impegnati a “guardare” i buoi.

C’è chi ha associato il loro aumento al cambiamento climatico; molto spesso gli uccelli migratori possono essere usati come indicatori di questo fenomeno in quanto le loro rotte vengono modellate sulla base di variazioni climatiche ed ambientali. Il surriscaldamento globale causato dall’antropizzazione ha di fatto portato ad avere inverni più miti con conseguente disponibilità di cibo quali insetti, topi e invertebrati per tutta la stagione più dura. Nei primi anni del 900 questo uccello, che ora trova la sua distribuzione in tutti i continenti del pianeta, era segnalato in Europa come nidificante solo in Spagna, più precisamente in Andalusia.

A partire dagli anni 30 ha iniziato ad espandere il suo reale verso l’Europa sud-occidentale, fino al 1993, quando la prima coppia è stata segnalata come nidificante in Emilia Romagna. Da allora il numero di coppie nidificante è in aumento.

Grazie alla sua dieta ricca e variegata, l’airone guardabuoi lo possiamo trovare in diversi habitat come bonifiche, prati e coltivi, ma rimane una specie legata alle zone umide, dove ritrova le sue prede preferite.

È una specie gregaria in tutto il periodo dell’anno, ma è durante la stagione invernale che aumenta al massimo il suo limite di tolleranza verso le altre specie. È noto infatti, che durante l’inverno si riunisca in dormitori notturni, spesso su salici o piante tipiche dei boschetti igrofili, assieme ad ardeidi di altre specie come aironi cenerini, garzette e nitticore. Queste garzaie (così vengono chiamati i dormitori sopra citati) possono radunare centinaia di individui diversi, che vi ritrovano la sicurezza grazie a una moltitudine di occhi vigili, e zone ricche di cibo nelle vicinanze.

Questi piccoli aironi sono un esempio lampante di come la natura risponda ai cambiamenti dovuti all’antropizzazione, e di come tutte le componenti dell’ecosistema siano collegate tra loro, in un continuo flusso circolare di eventi.

Eleonora Tomasini

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