I funghi di novembre
I funghi di novembre

I funghi di novembre

Una panoramica sui funghi più comuni e curiosi della pianura padana

L’autunno è la stagione per antonomasia dei funghi. Le lunghe passeggiate all’aria aperta, con le scarpe che sprofondano negli strati accumulati di foglie rosse, gialle e arancioni cadute al suolo e l’aria più fredda, vengono arricchite dalla ricerca dei funghi; incredibili esseri viventi senza età.

A novembre l’undicesimo mese dell’anno, le alte faggete del nostro Appennino cominciano a perdere le foglie, dando spazio a un tempo che ci introduce poco a poco alla stagione invernale; in questo periodo cala drasticamente, ma non del tutto, la produzione fungina. Al contrario in pianura i pochi alberi rimasti, maestosi come centenari pioppi e querce, cominciano a colorarsi di colori caldi, che donano alla nostra vista un meraviglioso turbine di color (il foliage).

L’aria umida nebbiosa e poco fredda, dovuta al cambiamento climatico, che ha accorciato la stagione fredda vera e propria, ha portato a una crescita costante di funghi, soprattutto quelli parassiti, che in futuro potranno avere effetti negativi su alcune piante, fino a portarle addirittura alla morte. In questo periodo è interessante camminare sotto le fronde degli alberi secolari, all’interno dei boschi o semplicemente percorre l’argine di qualche fiume; ultimi prativi rimasti incolti, in mezzo a campi dove spesso sono stati fatti trattamenti diserbanti.

Ed è proprio qui che si trovano tanti funghi, piccoli e grandi, che si nutrono di sostanze organiche derivate dalle piante erbacee che pian piano sono sopperite con il diminuire delle temperature esterne. L’importante compito ecologico svolto da funghi, è quello di trasformare la materia organica morta, o marcescente, in sostanze nutritive, che verranno in seguito utilizzate dalle piante arboree ed erbacee. Un ruolo cruciale per il mantenimento degli ecosistemi.

Tra tutti i funghi autunnali, il mio preferito è il Marasmius oreades, detto “Gamba secca”. Per saperlo riconoscere serve naso e tatto; una foto perfetta non potrà sostituirsi ad esperienza ed osservazione sul campo. Il nome così caratteristico di questo fungo dipende dalla particolarità del suo gambo: rigido, tenace e coriaceo, simile ad uno stecco di legno. Infine il suo intenso profumo di mandorla e amaretto, ci toglie ogni dubbio sulla sua determinazione.

Marasmius oreades
Fomes fomentarius

Centinaia solo le specie che possiamo incontrare durante le nostre passeggiate, certo riconoscerle è un obiettivo ambizioso e richiede molta esperienza e spirito di osservazione, ma i loro nomi comuni possono aiutarci nella identificazione: ci sono i cosiddetti funghi a mensola, come Fomes fomentarius, un fungo perenne che si trova spesso sui grossi pioppi, che data la sua natura da parassita e saprofita, indebolisce anno dopo anno l’albero su cui cresce. Il nome deriva dalla parola latina “fomentum” che ci riporta ad uno degli usi più antichi di questo fungo, che veniva utilizzato per accendere il fuoco.

Tra i funghi gelatinosi, c’è Tremella mesenterica, anch’esso saprofita e parassita, ma molto amato dai fotografi, grazie al suo colore giallo sgargiante che rende il paesaggio nebbioso e grigio dell’autunno in pianura padana, più piacevole alla vista. Il nome “mesenterica” deriva dalla somiglianza fisica di questo fungo con il “mesentere”; la membrana del nostro intestino.

Molti sono le specie di fungo che sono stati classificate sfruttando somiglianze con parti del corpo umano, per esempio Auricolaria auricula-judae, ovvero l’orecchio di Giuda che spesso si vede crescere sui rami marcescenti del sambuco, è chiamato così visto la sua incredibile somiglianza con il nostro organo deputato all’ascolto.

Fino a tardo autunno, possiamo trovare un fungo che tra gli appassionati viene chiamato “gelone”, data la sua resistenza al freddo più inoltrato, Pleurotus ostreatus. Molto apprezzato tra la specie commestibili, si può trovare in ambiente naturale specialmente sotto grossi pioppi, olmi o salici maturi o compromessi, ma anche coltivata e commercializzata regolarmente.

Pleurotus ostreatus

Siamo sempre portati ad immaginare le stagioni micologiche su areali di alta montagna, come le Alpi o gli Appennini, in realtà basta raffinare il proprio primordiale istinto di osservazione per trovarli anche nei grigi territori della pianura padana. Creature primitive ma dalle mille sfaccettature, i funghi se studiati, sapranno appassionare anche i più scettici.

Matteo Ragazzi

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