I campi viola dell’Emilia
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Erba medica: il fiore viola ed il suo ruolo per la biodiversità

Nei giorni più afosi dei mesi estivi, in Pianura Padana, è impossibile non rimanere affascinati dalle distese di minuscoli fiori viola che si espandono fino a perdita d’occhio. Ci troviamo di fronte alla fioritura della comunemente detta, erba medica.

L’erba medica o Medicago sativa, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Fabaceae, ovvero tutte quelle piante che sono leguminose. Questa pianta trova in Emilia Romagna, soprattutto in pianura, la sua maggiore produttrice in Italia, grazie alla tipologia di suolo ed alla grande richiesta per questa coltivazione.

Campo di erba medica

Originaria dell’Asia centro meridionale, ed importata dagli antichi Greci come pascolo per il bestiame, l’erba medica è infatti nominata la “regina delle foraggere” perché costituisce il foraggio base per l’alimentazione delle bovine da latte, in particolar modo nelle zone di produzione del rinomato Parmigiano Reggiano. In ambito delle rotazioni colturali, l’erba medica assume un ruolo fondamentale come pianta miglioratrice dei terreni; arricchendoli di sostanza organica e azoto.

Il miglior momento per lo sfalcio di questa pianta è pochi giorni dopo la fioritura, ottenendo il miglior compromesso tra qualità e produttività. L’ottimale valore proteico e di elementi digeribili di questa coltivazione si avrebbe quando l’erba medica presenta il germoglio verde, tuttavia sfalciarla in questo momento biologico comporterebbe la perdita delle riserve radicali per il successivo ricaccio, compromettendo la nuova fioritura.

Dal punto di vista ecologico, il medicaio offre l’habitat ideale per diversi tipi di insetti utili che contrastano in maniera biologica e naturale le specie dannose per questa coltivazione, limitando di fatto l’utilizzo di sostanze nocive come i pesticidi.

Essendo una pianta poliennale, il terreno viene lavorato ogni 4-5 anni, offrendo quindi un rifugio per più tempo a micro e macro fauna, compresi gli animali ingegneri del suolo come lombrichi, collemboli e millepiedi. Molto apprezzata anche da altri mammiferi tipicamente erbivori come lepri, caprioli e daini, che sembrano trovare vicino ai campi di erba medica, un luogo ideale per le cure parentali dei piccoli.

Capriolo (Capreolus capreolus) in un campo di erba medica

 Le sue molteplici fioriture annuali ed i pochi trattamenti che questa pianta subisce dato il suo fondamentale ruolo nella filiera del Parmigiano Reggiano, l’hanno resa pianta attrattiva per gli apicoltori. L’ape del miele (Apis mellifera) viene infatti utilizzata per l’impollinazione di questa pianta erbacea, permettendo la produzione di semi da una parte, e quella del miele dall’altra.

Tra gli insetti impollinatori selvatici invece il fiore del medicaio viene visitato spesso dalla Papillon citron e Lasiommata megera, due bellissime farfalle, mentre tra gli apoidei un frequente visitatore è Megachile rotundata, una ape solitaria che viene chiamata in inglese la “tagliatrice delle foglie di erba medica”. Questo nome le è stato attribuito grazie al suo peculiare comportamento di tagliare le foglie di erba medica ed altre essenze, per rivestire i propri nidi che scava nei tronchi di alberi vecchi o morti. Essendo un’ape solitaria, non costruisce colonie e non immagazzina miele, ma si è rivelato un utilissimo insetto impollinatore per molte essenze a noi utili economicamente come appunto l’erba medica e altre piante leguminose, le carote, il trifoglio e per i frutteti.

Uno studio condotto dall’università di Perugia, ha testato come la presenza di strisce di diverse piante mellifere e nettarifere con fioritura scalare, disposte tra i campi ad agricoltura intensiva, aumentasse non solo la presenza di miele e nettare, ma anche e soprattutto di rifugi per gli insetti impollinatori, incrementandone la loro presenza.  Tra le essenze vegetali utilizzate per creare queste strisce di terra a prova di impollinatore, c’erano diverse specie di trifoglio ed erba medica, a testimoniarne l’importanza per questi indispensabili animali. Con questa semplice operazione, non sono incrementati solo gli insetti, ma anche gli uccelli ed altri micro-mammiferi che hanno trovato in queste strisce di terra riparo e cibo, riportando l’ecosistema alla sua catena alimentare originale.

FONTI

Eleonora Tomasini

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