COVID-19: impatto ambientale
COVID-19: impatto ambientale

COVID-19: impatto ambientale

L’impatto di guanti e mascherine sulla fauna selvatica

L’attuale crisi sanitaria che stiamo vivendo a causa del virus COVID-19, si sta traducendo su tutti gli aspetti anche in una emergenza ambientale. I dispositivi di protezione individuale (DPI) si sono rivelati fondamentali nel contenere i contagi durante questa epidemia; ma d’altra parte hanno aumentato la quantità di rifiuti irrecuperabili monouso che vengono quotidianamente dispersi nell’ambiente.

Si stima che ogni mese vengano utilizzate nel mondo circa 129 miliardi di mascherine e 65 milioni di guanti monouso, incrementando la già mastodontica produzione di plastica monouso che viene scartata ogni giorno. Guanti monouso di plastica, e mascherine formate da elastici di gomma e tessuto in polipropilene, sono a tutti gli effetti rifiuti irrecuperabili di cui se ne parla ancora troppo poco.

Molti di questi dispositivi non vengono smaltiti correttamente, o vengono sempre più di frequente abbandonati e dispersi nell’ambiente. Nella inabitata isola di Soko ad Hong Kong, per esempio, sono state trovate 70 mascherine monouso percorrendo soli 100 metri di spiaggia!

Per renderci conto della dispersione nell’ambiente dei dispositivi di sicurezza personale la “Marine Conservation Society” ha raccolto i dati relativi al ritrovamento di mascherine nel Regno Unito a 3 mesi dall’obbligo di indossarle: nel 30% di spiagge ripulite dai volontari sono state raccolte mascherine monouso. Il dato si fa più allarmante nelle zone urbane, dove più del 69% delle zone ripulite presentava dispositivi DPI abbandonati.

L’inevitabile conseguenza di una società sempre più improntata al monouso e la produzione massiccia di dispositivi di sicurezza individuale, hanno portato inevitabilmente la natura e gli animali selvatici a scontrarsi con questa nuova tipologia di rifiuti.

Persico (Perca fluviatilis) intrappolato in un guanto

Uno studio pubblicato su Animal Biology e condotto dal Naturalis Biodiversity Center nei Paesi Bassi, in collaborazione con l’università olandese di Leiden, ha mostrato per la prima volta lo scenario riguardante la minaccia alla fauna selvatica generato da questa nuova ondata di rifiuti monouso. A lanciare il grido di allarme è stata una associazione olandese, la quale durante una raccolta di rifiuti nel canale di Leiden, ha trovato un pesce (Perca fluviatilis) morto all’interno di un guanto di lattice in acqua. Il malcapitato animale è stato sicuramente una delle prime vittime note dei DPI nei Paesi Bassi. Il pesce ritrovato è stato solo il primo di tanti altri animali selvatici vittime di questi nuovi rifiuti, che ormai hanno colonizzato ogni tipo di ecosistema, da quelli terrestri a quelli acquatici, dolci e marini. Sia i guanti che le mascherine chirurgiche disperse diventano un pericolo in quanto gli animali selvatici vi ci possono rimanere impigliati o intrappolati al loro interno, oppure ingerirli.

Il gruppo di ricerca ha lanciato un hashtag (#gloveschallenged), tramite il quale raccoglie foto geolocalizzate in tutto il mondo di animali selvatici vittime di guanti a mascherine dispersi a causa dell’epidemia da COVID-19. Lo studio è un interessante esempio di citizen science, dove i singoli cittadini diventano parte fondamentale della ricerca scientifica, contribuendo riportando semplicemente le loro osservazioni.

Le segnalazioni sono arrivate a migliaia, coinvolgendo numerose specie animali.  Mascherine e guanti sono stati ritrovate come componenti utilizzate per la costruzione di nidi di molte specie di uccelli, come per esempio in nidi di folaghe (Fulica atra) o di passeri (Passer sp.) segnalati in Polonia. Altri uccelli sono invece rimasti intrappolati nei lacci delle mascherine, come per esempio un pettirosso americano (Turdus migratorius), trovato morto probabilmente di stenti nel tentativo di liberarsi. Gabbiani, falchi pellegrini e cigni sono stati ritrovati morti o segnalati alle autorità competenti ancora vivi ma con mascherine impigliate nel becco o nelle zampe; e se questo può non essere stata la causa di morte immediata, può aver interferito a lungo termine sulla mobilità e sulla capacità di procacciarsi il cibo, facendo di fatto, morire l’animale poco dopo.

Non solo uccelli, ma anche mammiferi come pipistrelli, già tristemente minacciati dalla perdita di habitat, volpi (Vulpes vulpes) e ricci (Erinaceus europaeus) sono stati ritrovati impigliati in mascherine e guanti di latex monouso, con segnalazioni da diverse parte di Europa.

Gli abitanti degli ambienti acquatici non se la cavano certamente meglio! Il gruppo di ricerca ha ricevuto infatti una segnalazione di polpo (Octopus vulgaris) che usava una mascherina per nascondersi e di un pesce palla (Sphoeroides testudineus) trovato morto impigliato nei lacci di una mascherina così come diversi granchi.

Nuove tipologie di rifiuti che sembrano non risparmiare proprio nessuno. Nemmeno i pinguini di Magellano (Spheniscus magellanicus) del Brasile, nel cui stomaco di un individuo trovato morto sulla spiaggia, è stata trovata una mascherina indigesta. Sono stati persino registrati casi di ingestione di mascherine da parte dei nostri amici a 4 zampe come cani e gatti.

Per contribuire a questa ricerca è possibile inserire le proprie osservazioni, personali o tramite associazioni, sul sito: Effects of COVID-19 litter on animal life (covidlitter.com), segnalando animali feriti, intrappolati o morti per cause legate ai rifiuti da dispositivi di protezione individuale dispersi nell’ambiente.

Pagina di segnalazioni sul sito: www.covidlitter.com

Alcune nostre semplici azioni possono salvare molti animali da questa strage:

  • Tagliare i lacci delle mascherine, specialmente quelle chirurgiche.
  • Aprire con le forbici i guanti monouso di latex.
  • Gettare correttamente i DPI negli appositi contenitori.
  • Usare, laddove è possibile, le mascherine in tessuto riutilizzabili.

FONTE:

The effects of COVID-19 litter on animal life in: Animal Biology – Ahead of print (brill.com)

Eleonora Tomasini

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