Botti di capodanno: tra tradizione e realtà
Botti di capodanno: tra tradizione e realtà

Botti di capodanno: tra tradizione e realtà

Gli effetti dei tradizionali fuochi d’artificio sulla fauna selvatica

La mattina del 01 Gennaio 2021, ci siamo svegliati un po’ tutti con un leggero sorriso dettato da qualche superficiale speranza per un anno più magnanimo. Eppure i nostri social ci hanno prontamente proposto, tra le varie foto di brindisi in pigiama e cappellini luccicosi, le foto devastanti di un certo numero di uccelli trovati morti per strada a Roma reclamando la colpa ai tradizionali botti di capodanno.

Il web, come al solito, si è diviso tra chi chiede a gran voce di eliminare i fuochi d’artificio a capodanno e chi invece li difende come tradizione fondamentale della nostra cultura. Ebbene, cadere in frasi stereotipate e fake news è facile, quindi facciamo chiarezza.

Gli uccelli che hanno letteralmente inondato i nostri social, sono degli storni (Sturnus vulgaris), ovvero dei passeriformi dai colori cangianti, con canti complessi e ricchi di suoni che questi animali riescono ad imitare semplicemente dopo averli ascoltati. La loro dieta si compone di insetti ma vanno ghiotti per diversi frutti (ad esempio ciliegie e cachi), il che li rende spesso antipatici ai contadini. Ad oggi sono considerati tra le 100 specie più invasive del mondo, e questo triste primato lo si deve alla loro indole ad aggregarsi in stormi che possono contare centinaia di individui, che spesso prediligono i frutteti come terreni di foraggiamento. Mentre di giorno li si vede spesso nei campi o nei parchi urbani alla ricerca di cibo, di notte questi si radunano sugli alberi (spesso nei parchi cittadini o nei cortili privati) che diventano veri e propri dormitori dove questi animali passano la notte, essendo uccelli diurni.

Storno (Sturnus vulgaris)

Sebbene l’uomo-centrica opinione preveda che gli animali selvatici debbano stare lontani dai nostri centri urbani, in realtà si sta assistendo sempre di più ad un effetto contrario; alcune specie, quelle più tolleranti all’uomo, si stanno infatti abituando a vivere nelle nostre città essendo luoghi più caldi (specialmente in inverno), più sicuri (nessun cacciatore né predatore) e con fonti di cibo inesauribili (pensiamo solo al nonno che porta il bambino al parco munito di pane, o a tutti i cassonetti dell’umido facilmente accessibili). 

La LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) di Roma ha risposto alle domande più popolari sul fenomeno accaduto: è vero che sono stati i botti ad ucciderli? E se fosse vero, perché solo in quella via si sono trovati gli uccelli morti? E soprattutto perché solo quest’anno?

Le risposte sono semplici e concise: per anni sono stati usati dei dissuasori (speciali apparecchiature usate appunto per dissuadere qualche tipo di animale a frequentare una zona) per evitare che si formassero dei dormitori in città. Quest’anno i dissuasori non sono stati usati e gli storni hanno potuto occupare in gran numero alcuni alberi nei pressi della stazione della capitale. I botti di capodanno sono stati i colpevoli di quanto accaduto; questi animali di notte, impauriti, hanno sentito questi suoni forti ed improvvisi uniti a del fumo emanato dai marchingegni pirotecnici, e si sono involati caoticamente tutti insieme, sbattendo sia li uni contro gli altri, che su vetrate, fili elettrici del tram ed altre barriere antropiche che si trovano normalmente in città. La visibilità di questi uccelli di notte è molto ridotta, e questo ha contribuito al loro massacro. Quelli che non sono morti sul colpo, avranno comunque subito un forte stress che li avrà portati ad allontanarsi dal proprio dormitorio e dal proprio gruppo, fattori importanti per la sopravvivenza di questi animali.

Enormi gruppi di storni morti sulle strade di Roma

Il terribile fenomeno mostratosi quest’anno, e diffuso grazie all’utilizzo massiccio dei social, non è altro che la punta dell’iceberg di un problema molto più grande. Per capire l’entità del danno immedesimiamoci in gufo per esempio; questi animali riescono nella notte a percepire il movimento di un topolino che viaggia tra l’erba anche a 30 metri di distanza, per poi catturarlo. È facile quindi immaginare quanto forte questi animali percepiscano il rumore causato dai nostri fuochi d’artificio. Anche la loro vista si è adattata, nel tempo, per essere formidabile al buio; queste scintille luminose in piena notte non possono fare altro che arrecare molto fastidio, oltre che paura, in questi animali. 

Fin da piccola, i botti non mi sono mai piaciuti, mi facevano paura, specialmente se fatti molto vicino a me. Poi crescendo quella paura che provavo io l’ho riflessa sugli animali, chiedendomi cosa provino loro in una delle notti più chiassose dell’anno, dove l’uomo vuole farsi sentire ancora più forte del solito.

Ebbene, la risposta l’ho trovata in questo interessante articolo: “Birds flee en mass from New Year’s Eve fireworks”. Siamo tutti a conoscenza della paura che i botti di capodanno infliggono ai nostri amici pelosi di casa, i quali scappano, si nascondono o non mangiano per giorni. Tuttavia fuori dalle nostre mura domestiche, dove non ci sono finestre che isolino il rumore, ciotole piene a tirare su il morale e carezza atte a tranquillizzare animi un po’ scossi, c’è un altro mondo. Il mondo degli animali selvatici, che combattono ogni giorno per la sopravvivenza in un mondo sempre meno ospitale per loro.

Cause antropiche disturbano la fauna selvatica costantemente; i rumori, la presenza umana, le attività di caccia, veicoli che sfrecciano da ogni parte, e luci che illuminano perennemente le nostre città, sono solo alcune delle fonti di disturbo a cui ormai gli animali devono sopravvivere. Mediante l’utilizzo dei radar, durante la notte dove il consumo di fuochi d’artificio entra nell’ordine delle tonnellate, il 31 Dicembre, è stato studiato in Olanda l’impatto che questi hanno sugli uccelli, specialmente quelli che popolano le zone umide.

I risultati dello studio mostrano un innalzamento in volo degli uccelli di alcune centinaia di metri più alto rispetto agli spostamenti diurni giornalieri, con voli che si sono protratti per molti km e che sono durati fino a 30 minuti senza mai posarsi. Lo scappare spaventati da questi improvvisi disturbi pirotecnici, porta gli animali a comportarsi come fossero in stato di emergenza, smettendo di fatto le attività non vitali, e concentrando tutte le energie sullo scappare. Va ricordato che l’inverno, per gli animali selvatici, è un periodo critico, dove tutta l’energia deve essere utilizzata con parsimonia per contrastare il freddo e quella che ne rimane viene utilizzata per cercare ulteriori fonti di cibo, che notoriamente scarseggiano durante la stagione più fredda. Il dispendio di energia causato dal nostro bisogno di festeggiare in modo chiassoso, può andare a compromettere in modo letale la vita della fauna selvatica.

L’elenco degli impatti dei fuochi d’artificio sugli animali selvatici è lungo ed ancora molto è da studiare; tuttavia avendo acquisito nel tempo qualche consapevolezza in più, vale la pena domandarsi se questa tradizione sia ancora necessaria laddove se ne conoscano i danni da essa derivati. Piccole modificazioni, anche culturali, come il rinunciare agli scoppiettanti spettacoli pirotecnici (per dare spazio a giochi di luci proiettate, per esempio), sarebbero sinonimo di un vero e proprio cambiamento verso un mondo più sostenibile, dove la convivenza ed il rispetto per gli altri abitanti di questo pianeta viene considerato un dovere etico e soprattutto un diritto.

Articoli:

  • Articolo LIPU:

https://www.facebook.com/269703516038/photos/a.460969881038/10157632058606039/

  • Studio olandese:

https://academic.oup.com/beheco/article/22/6/1173/218852?login=true

  • Articolo LIFEGATE:

https://www.lifegate.it/come-botti-capodanno-minacciano-uccelli?amp&fbclid=IwAR21igbehBz_zL917gJ2lhVOupJBWEk-WwUpBnttgqkmQ1UCEkjbuXbIr3E

Eleonora Tomasini

Leave a Reply

Your email address will not be published.