7 azioni per tutelare la fauna selvatica
7 azioni per tutelare la fauna selvatica

7 azioni per tutelare la fauna selvatica

L’aumentata sensibilità ambientale ha portato sempre più persone a sentire parlare di fauna selvatica, tuttavia una corretta informazione su questa categoria di animali è necessaria per conoscerla e proteggerla.

COS’É LA FAUNA SELVATICA?

Per fauna selvatica si intendono tutte quelle popolazioni di specie animali che vivono stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà sul territorio nazionale italiano. Tutti gli animali selvatici sono indipendenti dall’uomo. Un’ulteriore distinzione si deve fare tra fauna omeoterma e eteroterma, in quanto disciplinate da normative diverse; mentre la fauna eteroterma conserva la propria temperatura corporea assimilando o cedendo calore dall’esterno come fanno i rettigli e gli anfibi, la fauna omeoterma mantengono una temperatura corporea costante al variare di quella dell’ambiente esterno, come fanno i mammiferi e gli uccelli.

Infine è fondamentale fare chiarezza sul termine “autoctono” e “alloctono”, in quanto gran parte della normativa di gestione della fauna selvatica è vincolata a questi termini. Per fauna autoctona si intendono quelle specie presenti in una definita area di origine senza l’intervento dell’uomo, mentre per fauna alloctona o esotica ci si riferisce a tutte quelle specie non originarie di una determinata area ma che vi si è insediata a seguito dell’intervento diretto o indiretto dell’uomo.

Fanno parte della fauna selvatica autoctona omeoterma: volpi, tassi, istrici, ricci, merli, ghiandaie, pettirossi, rondini, ecc.

Fanno parte della fauna selvatica autoctona eteroterma: rane verdi, rospo smeraldino, rospo comune, serpenti come biacco e natrice, tartarughe marine, testuggini palustri europee, ecc.

Tra la fauna selvatica alloctona ritroviamo animali omeotermi come lo scoiattolo grigio, la nutria, il procione e il parrocchetto monaco, mentre esempi di specie eteroterme sono la testuggine palustre americana e la rana toro.

DA QUALE LEGGE è TUTELATA?

La legge che regola la gestione della fauna selvatica in Italia è la n° 157 del 1992Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”, che viene recepita dalle diverse regioni con appositi regolamenti. L’articolo 1 della suddetta legge evidenzia che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale, sancendo fin da subito l’impossibilità da parte del cittadino privato a interagire senza permesso con essa.

Con questa legge lo Stato si riserva i diritti di gestire i piani venatori, i progetti di reintroduzioni nonché le sanzioni e i controlli.

CHI CURA LA FAUNA SELVATICA?

Sulla base della suddetta legge, in Italia da oltre 60 anni sono nati diversi Centri per il Recupero della Fauna Selvatica, acronimo CRAS, che sono strutture specializzate e autorizzate dalle diverse regioni e dell’A.S.L. dove gli animali possono essere portati per essere curati e riabilitati e, dopo le dovute valutazioni, verranno rilasciati in natura.

Tra le molteplici cause che possono portare l’animale selvatico ad essere ricoverato, molte sono conseguenze dirette/indirette di origine antropica. Conoscere le conseguenze delle proprie azioni, può determinare la salvezza di questi animali.

CHE SERVIZI OFFRE LA FAUNA SELVATICA?

Proteggere e tutelare la fauna selvatica non è solo un dovere etico, in quanto anche gli animali godono il nostro stesso diritto di vivere su questo pianeta, ma è doveroso per il garantire un futuro sano alla nostra specie. Anche se non di immediata comprensione, la fauna selvatica offre numerosi servizi gratuiti ai nostri ecosistemi, di cui siamo i primi a ricevere benefici. Basti pensare all’impollinazione operata dagli insetti, o alla dispersione di semi dovuta a uccelli e mammiferi nonché al controllo naturale delle popolazioni di animali per noi nocivi; ci sono poi effetti secondari da cui sono gli ecosistemi a ricavare beneficio diretto come la fertilizzazione del suolo e l’attività di rigenerazione vegetazionale dovuto all’alimentazione erbivora di certi animali. La presenza di fauna selvatica rientra nel grande meccanismo circolare dei sistemi naturali, dove non c’è spreco di materia, e ogni azione ha una sua funzione per altri esseri viventi: anche il semplice escremento risulta materiale fondamentale per organismi decompositori che restituiscono sostanza al terreno. Da questa semplicistica visione, risulta chiaro come tutti gli elementi di un ecosistema, siano correlati tra loro tramite relazioni dirette e indirette, e la perdita di un solo di questo tassello porta inesorabilmente a malfunzionamenti del sistema. Ecco perché è compito di tutti preservare la fauna selvatica.                

7 AZIONI PER TUTELARE LA FAUNA SELVATICA

Molte delle azioni che normalmente compiamo possono risultare dannose, se pur non intenzionali, nei confronti della fauna selvatica, pertanto ecco una lista delle azioni che è meglio evitare per proteggere questa delicata categoria di animali:

  1. NON DARGLI DA MANGIARE

In un mondo fatto di immagini e contenuti multimediali pulsati dai social network, capita sempre più spesso di imbattersi in video dove animali selvatici vengono alimentati dall’uomo; delle volte semplicemente lasciando del cibo nel cortile, mentre altre volte sono gli stessi animali ad accettare cibo dalle mani delle persone. Tra i protagonisti con più share ci sono prime di tutte le volpi, seguite da ricci e diversi ungulati: dal piccolo capriolo al maestoso daino, includendo anche i cinghiali. Nonostante le intenzioni siano quelle di aiutare gli animali selvatici, questo gesto è altamente nocivo sia perché l’alimentazione che viene fornita è il più delle volte sbagliata e nociva, ma soprattutto perché la fauna selvatica deve rimanere diffidente dall’uomo. Un animale selvatico, in quanto tale, non ha imparato a convivere con l’uomo come ha fatto il nostro cane o il nostro domestico gatto, e abbattere la barriera della confidenza nei nostri confronti può portarlo a mostrarsi aggressivo quando meno ce lo aspettiamo, atteggiamento tutt’altro che naturale visto che nell’ambiente selvatico la prima reazione nei confronti dell’uomo è sempre la fuga. Un animale selvatico è di natura non confidente verso l’uomo, e per la nostra e la loro incolumità deve essere così. L’animale che diventa confidente è un soggetto che rischia di essere ucciso se non stabulato a vita in centri di accoglienza in quanto ritenuto “pericoloso”, perdendo il suo diritto alla vita libera.

Infine, non è da sottovalutare la possibilità di trasmissione di malattie tra i selvatici ed i nostri animali domestici.  

2. NON ALLEVARLI DA CUCCIOLI

Alcune delle specie più comuni adottano strategie parentali che possono indurci a pensare che i cuccioli abbiano bisogno di aiuto: sono un esempio lampante i cervidi come i caprioli o le lepri, i cui piccoli vengono lasciati in posti ritenuti nascosti e sicuri dalle madri, che provvedono ad allattarli poche volte al giorno per non attirare i predatori. Spesso anche i piccoli merli sembrano richiedere aiuto, in quanto abbondano presto il nido per essere nutriti a terra dai genitori, imparando la dura arte della vita selvatica. In base alla legge 157/92 solo i centri per il recupero della fauna selvatica sono i soli autorizzati nella detenzione temporanea e gestione della fauna selvatica, pertanto è vietato al singolo cittadino accudire e detenere questi animali. Oltra l’aspetto legale, è fondamentale capire che la fauna selvatica è nata libera, e pertanto ha chiare esigenze comportamentali e fisiologiche che devono essere garantite per poter tornare in natura che solo il personale esperto e altamente qualificato può fornire. Da non sottovalutare è il problema dell’imprinting, cioè quella forma di apprendimento secondo il quale, nel periodo immediatamente successivo alla nascita, i cuccioli possono essere condizionati dal primo essere che vedono. Questo influisce negativamente sulla capacità di tali animali a relazionarsi con i conspecifici, ma anche nel rapporto con l’uomo, che non sarà più di diffidenza ma può sfociare in comportamenti aggressivi.

Se si trova un animale che sembra ferito o in difficoltà, bisogna rivolgere sempre ai centri di recupero della fauna selvatica prima di compiere qualsiasi azione.

3. NON LASCIARE I CANI LIBERI

Specialmente in aree poco antropizzate come gli argini, le campagne o le aree protette montane, i cani lasciati liberi di vagare senza guinzaglio possono arrecare numerosi danni alla fauna selvatica inseguendola, stanandola, ferendola o uccidendola. I cani seguono i loro istinti primordiali, sta a noi essere dei bravi padroni e saperli gestire. Fortunatamente esistono sempre più aree apposite dedicate allo sgambamento dei nostri amici animali, che possono essere liberi, senza arrecare danno alla già difficile vita selvatica. Quello che per noi può sembrare un gioco tra il nostro cane e un animale selvatico, per quest’ultimo è una lotta alla sopravvivenza, dove vengono sprecate energie fondamentali che sono state ricavate con enorme sforzo dall’ambiente naturale, che non è sicuramente come trovare una ciotola piena di croccantini ad aspettarli a casa.

Un animale selvatico ferito può, inoltre, contrarre delle malattie dal contatto con i nostri animali selvatici, senza avere la possibilità di essere curati, come invece i nostri fedeli compagni di vita.

4. NON AVVICINARTI TROPPO

Sempre più ricorrenti sono i video che ci propongono inseguimenti di animali selvatici in macchina o a piedi, con lo scopo di ottenere lo scatto migliore da postare sui social. Questi gesti mostrano come la voglia di notorietà per pochi secondi, superi di gran lunga la conoscenza della biologia degli animali nonché la totale mancanza di sensibilità ambientale. Rincorrere gli animali selvatici, specialmente in inverno, comporta per questi un inutile dispendio di energia con il rischio di collasso, possibilità che aumentano se siamo in piena stagione invernale, la stagione più difficile per la sopravvivenza. L’incontro con un animale selvatico è emozionante, e di sicuro può riportare alla nostra sfera emotiva qualche sensazione atavica, non per questo dobbiamo però mettere a rischio la loro vita per qualche nostro picco di adrenalina.

Se ci capita di incontrare un animale selvatico in natura la cosa migliore da fare è guardarlo da lontano, e lentamente andarsene, lasciandolo libero di proseguire la sua vita.

5. NON PROVOCARE RUMORI FORTI

I luoghi meno antropizzati come per esempio la montagna o qualche piccolo stagno nascosto tra le campagne, diventano spesso luoghi dove ci sentiamo liberi e per manifestare questo inebriante senso di libertà, ci lasciamo andare a urla e festeggiamenti. Anche queste nostre azioni possono avere delle conseguenze sulla vita della fauna selvatica, arrecando disturbo se non spavento, agli animali presenti. Un animale selvatico vive la sua vita immersa negli stimoli che il mondo circostante gli offre, e la sua vita è in equilibrio con il saperli riconoscere ed affrontare. Il nostro disturbo, anche se non considerato tale da noi stessi, potrebbe spaventare inutilmente un animale selvatico, che si trova costretto a sprecare energie per fronteggiare il pericolo, ma può anche costringere dei genitori ad abbandonare i piccoli, o un predatore a lasciare la preda nonostante tutta la fatica per procurarsi il pasto. Il problema diventa tanto maggiore, quanto più è piccola l’area, non consentendo una giusta via di fuga agli animali che vi si trovano coinvolti.

In aree poco antropizzate è sempre una buona norma, limitare i rumori molesti e godersi la tranquillità della natura.

6. NON DISPERDERE OGGETTI

È ormai tristemente noto che l’abbandono di rifiuti è una pratica incivile nonché altamente nociva per l’ambiente e per il nostro futuro. Il disperdere in ambiente materiale difficilmente o non degradabile, ha delle conseguenze immediate sulla vita selvatica che si ritrova a dover confrontarsi con questi oggetti sconosciuti. Mentre alcune tipologie di rifiuti vengono usati dagli uccelli per costruire il nido o come oggetti per il corteggiamento del partner, molti altri risultano letali in quanto scambiati per cibo ed ingeriti. Specialmente piccoli oggetti in plastica, mozziconi di sigaretta e chewing gum sono stati ritrovati negli stomaci di molti animali: dagli uccelli ai mammiferi marini. Tra i rifiuti che vengono sempre più spesso dispersi in ambiente senza rendersi conto della loro gravità, ci sono palloncini, fuochi d’artificio e lanterne cinesi, il cui rischio per gli animali, oltre a quello di essere ingerito, è quello di rimanervi impigliata o intrappolata.

7. NON LIBERARE ANIMALI ESOTICI

Un’altra grandissima problematica che sta affliggendo i nostri delicati e già compromessi ecosistemi, è la presenza di popolazioni stabili di fauna esotica. Il sempre più ricco mercato di fauna esotica per saziare la grande richiesta di questi animali utilizzati come pet (animali da compagnia) nasconde molti risvolti negativi, oltre al bracconaggio e al traffico illegale di animali, bisogna considerare anche la mancanza di corretta informazione che accompagna l’acquirente. Conigli, serpenti, mustelidi, roditori, tartarughe e uccelli di vario genere sono spesso venduti senza fornire al privato le corrette informazioni sulla sua gestione, sull’impegno che viene richiesto e sulle esigenze di questi animali, i quali vengono rilasciati intenzionalmente o possono fuggire ai proprietari. Nella maggior parte dei casi questi singoli animali non riescono a sopravvivere a lungo in natura, ma può capitare che alcune specie trovino invece terreno fertile per la loro proliferazione, in quanto privo di predatori naturali. Spesso sono animali molto generalisti, che riescono ad adeguare le loro esigenze sulla base delle risorse che hanno a disposizione; è il caso delle testuggini di acqua dolce americane, che riuscendosi ad insediare sul nostro territorio, sono diventate oggi sono una vera e propria piaga per i nostri ecosistemi, specialmente per le specie autoctone che non riescono a vincerne la competizione come la nostra testuggine palustre.

Oltre alla competizione per le risorse, bisogna considerare anche la trasmissione di malattie tra una specie alloctona e quelle autoctone che possono decimare le suddette popolazioni.

Liberare gli animali esotici in natura non è solo vietato dalla legge, ma può quindi avere tragici risvolti sia per l’animale stesso che per l’ecosistema in cui viene liberato.

Eleonora Tomasini

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