La perdita dell’innocenza in un habitat compromesso
La perdita dell’innocenza in un habitat compromesso

La perdita dell’innocenza in un habitat compromesso

Le cattive abitudini sono dure a morire.

La realtà che abbiamo sotto i nostri occhi è sconfortante.

Nonostante gli sforzi da parte delle istituzioni nazionali e internazionali per tentare di normare la materia ambientale e – ancora di più – i comportamenti umani potenzialmente dannosi verso gli habitat e la biodiversità, è piuttosto chiaro come a molti cittadini non interessi poi tanto l’insieme di atteggiamenti virtuosi che sarebbe corretto tenere per tentare di lasciare alle generazioni future un pianeta meno danneggiato.

La realtà, ai miei occhi, è difficile da interpretare diversamente e, a costo di essere tacciato di pessimismo cronico, è appena di questa mattina la denuncia che ho fatto alle Guardie Ecologiche Volontarie riguardo a sversamenti di sacchi di amianto ( il così detto “Eternit”) sugli argini del cavo Sabbioncello.

Il territorio della bassa modenese/emiliana, fortemente antropizzato, “capoluogo” di prodotti agricoli “di qualità”, patria dell’agricoltura intensiva giocoforza tenuta in piedi dai combustibili fossili e che non lascia scampo a nulla ma che, per amore o per forza, il “sistema Europa” continua a foraggiare con sovvenzioni sostanziose, è martoriato pure da quegli abitanti – mi auguro sempre siano la minoranza- che non hanno rispetto per nulla e che dimostrano, con i loro atti, una pessima visione del futuro.

Come ribadire, ancora, quanto certe sostanze siano pericolose? Come riuscire a farci capire che l’amore per il proprio territorio passa anche attraverso atti concreti? Azioni che comportano anche fatica certo! Perché è sicuramente faticoso cambiare certe nefaste abitudini. Ed è certamente più comodo gettare fuori dall’auto in corsa il fazzolettino o la bottiglietta di plastica…

“Lontano dagli occhi lontano dal cuore.” Per davvero?

Una volta liberatisi del rifiuto che tanto dà fastidio vedere poggiato sul sedile delle belle auto, sempre tirate a specchio, un sospiro di sollievo a stento trattenuto viene liberato e tutto passa.

Quella bottiglietta, quel sacchetto vuoto (o pieno di spazzatura…sì: ho visto anche questo) non esistono più. E gli incivili se ne corrono verso le loro incombenze che tanto procurano loro peso e ansia ma dalle quali non possono sottrarsi.

In fin dei conti il lavoro che preme, i figli da portare a scuola oppure alle attività sportive (“Così importanti Signora mia!”), le bollette da pagare e mille altre cose sono lì, appollaiate sui neuroni del cervello come degli avvoltoi necrofagi pronti a spolparci vivi! Che senso ha, visto che da sempre l’abbiamo battezzata come “battaglia persa”, prendersi carico pure dell’ambiente?

E intanto quei rifiuti plastici lanciati dai finestrini delle auto in corsa, lentamente si degraderanno producendo micro-rifiuti che entreranno inevitabilmente nel ciclo trofico degli organismi animali e vegetali. Uomo compreso. ( https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/society/20181116STO19217/microplastiche-origini-effetti-e-soluzioni ).

Ciclo semplificato delle microplastiche. (Immagine di Great Italian Food Trade)

Intanto quella scatoletta di tonno si ossiderà insieme a quel barattolo di passata di pomodoro che potrebbe diventare una trappola per animali quali i ricci. E quei rifiuti biologici lasciati in giro – e sì: ho visto anche questo – inizieranno a decomporsi rilasciando percolato e diossine; oppure attirando specie di solito elusive (vedi volpe o lupo).

Eppure, nell’arco di quarant’anni abbiamo visto ridursi di una cifra quantificabile in milioni di esemplari i tanto amati passeri. E non solo loro.

Poeti hanno scritto odi a questo uccelletto ( https://www.sololibri.net/il-passero-solitario-pascoli-parafrasi-analisi-testo.html ). Pittori di ogni epoca hanno ritratto la natura. Musicisti, anche della nostra tradizione popolare,( https://www.youtube.com/watch?v=r8gJlmsJvaQ&t=22s&ab_channel=mariaalbapatan%C3%A8 ) hanno scritto brani musicali onorando la Natura e i suoi abitanti. Peccato che oggi, nell’età dell’ipersviluppo, non corrisponda un’altrettanta ipertrofia morale dell’individuo.

Cardellino del pittore Carel Fabritius. (Immagine dal web)

Mi rifiuto di credere che la maggioranza delle persone siano ancora all’oscuro di come ogni habitat, ogni bioma se la stia passando male a causa delle azioni dell’uomo. Non voglio credere che l’atteggiamento che va per la maggiore – che alcuni hanno definito profondamente “umano”- sia quello di iniziare a preoccuparsi di ciò che molto probabilmente accadrà quando sarà ormai tardi.

Vedere recentemente “Don’t look up” su Netflix è stato l’ennesima conferma di quello che da un pò di tempo sospettavo.

Locandina del film “Don’t look up”. (Immagine: Mymovies)

Sarà troppo tardi per gli animali e per la razza umana?

Probabilmente, purtroppo, il pianeta Terra non avrà certo bisogno di noi per continuare il suo percorso iniziato miliardi di anni fa.

Ma noi siamo qui ora. Ed è giusto interrogarsi su cosa si sta facendo e su cosa è giusto fare, di più, per tentare di limitare i danni il più possibile.

Il discorso è complesso non tanto e non solo per gli atti concreti da compiere. In fin dei conti differenziare i rifiuti e conferire quelli speciali all’isola ecologica non è difficile no?! Il discorso è complesso perché ho il sospetto che la razza umana scelga spesso la via più breve per liberarsi dal…fastidio. Per liberarsi da quelle piccole/grandi incombenze che comunque, allo stato attuale delle cose, sono essenziali. L’uomo, talvolta, si comporta similmente a quel primate che circa 6 milioni di anni fa scese dall’albero. E non è immediato capire ciò che in noi è sbagliato. A meno che non ci si metta lì, con impegno, cercando di migliorare (emendare) certi lati del nostro essere.

Mi rendo conto che questo mio scritto potrà dare fastidio ai più. E non vorrei che questi miei pensieri assumano un taglio paternalistico o, peggio, offensivo. Mi auguro solo che questo “stuzzicare” le riflessioni di chi perderà cinque minuti a leggere portino ad azioni virtuose.

Usiamo i numeri e le mail che le istituzioni locali mettono a disposizione dei cittadini per denunciare atti contro la salute ambientale ( per il comune di Concordia sulla Secchia, per esempio: https://www.comune.concordia.mo.it/servizi/Menu/dinamica.aspx?idSezione=616&idArea=18092&idCat=18037&ID=18040&TipoElemento=categoria ) perché spesso non basta un post indignato su Facebook.

Passeggiamo lungo gli argini e per le campagne della zona. Vivendo un pò di più il circostante, si potranno notare, purtroppo, molti illeciti e la speranza è anche che i malintenzionati vengano dissuasi dalla presenza di persone. Questa attività farà bene non solo all’ambiente.

Unitevi in associazioni di cittadini, sostenuti da veri esperti ambientali o comunque esperti della materia che si intende approfondire, e fatevi sentire. Compatibilmente con gli impegni che ogniuno ha, cerchiamo di partecipare alla vita pubblica del paese e alle attività che molte associazioni ambientaliste spesso promuovono nelle nostre zone. Ne esistono diverse come “La raganella“; La stazione ornitologica modenese (S.O.M.), l’area di riequilibrio ecologico San Matteo (“Le cicogne”) e tante altre aree umide aperte alle visite come, per esempio “Le meleghine” di Massa Finalese o la stessa “Val di sole” nel comune di Concordia sulla Secchia.

Usciamo più spesso di casa o, se siamo impossibilitati, leggiamo un buon libro oppure informiamoci. Scegliamo anche quei film/programmi che possono darci qualcosa a livello emotivo e intellettivo.

Parliamo tra di noi anche di temi che in tanti considerano “noiosi” o “difficili”. Perché il tema del degrado ambientale non è solo appannaggio delle generazioni più giovani. Non può e non deve esserlo. Questo tema, questa sfida, interessa e deve coinvolgere tutti.

Nessuno di noi è totalmente colpevole o totalmente innocente.

Ogniuno di noi, nel corso della propria vita, ha tenuto probabilmente comportamenti sbagliati. Ma credo che, se uniremo le forze e se saremo capaci di tenere la mente aperta evitando qualsiasi fanatismo, qualcosa ancora può essere fatto.

Magari saremo capaci di salvare il mondo, o un pezzo di esso, e un giorno guardandoci allo specchio, potremmo dire a noi stessi: “Io ci ho provato!”

Simone Balboni

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