Il Parco San Lorenzo
Il Parco San Lorenzo

Il Parco San Lorenzo

Intervista al dott. Giorgio Nigrelli, autore del libro che racconta questa piccola oasi naturale nel cuore della pianura mantovana

Copertina del libro

È ormai un dato di fatto, che la Natura, dopo questo lungo e particolare periodo segnato dalla pandemia legata al Covid-19, abbia assunto per molti un ruolo diverso; sicuramente più centrale.

È quello che hanno cercato di raccontare nero su bianco Giorgio Nigrelli e Nunzio Grattini che durante la primavera 2021 hanno pubblicato “Parco San Lorenzo, piccola oasi nel cuore della pianura mantovana.” Rigorosamente su carta ricavata da foreste coltivate in modo sostenibile (FSC), le 128 pagine scritte da Giorgio, biologo legato al mondo dell’ambiente, e Nunzio, esperto ornitologo di fama nazionale, descrivono a 360° il loro piccolo angolo di paradiso: Il Parco di San Lorenzo.

A pochi passi dal centro storico di Pegognaga (MN), sorge il Parco di San Lorenzo, 56 ettari di un’area che è stata negli anni protagonista di un intenso progetto di riqualificazione naturale.

Come raccontato all’interno del libro, ripercorrendo la storia economica e culturale tipica dei paesi della pianura, l’area era adibita all’estrazione dell’argilla e dismessa in seguito alla chiusura della fornace collegata. Una visione lungimirante del Comune di Pegognaga legata ad un’imperdibile occasione fornita da finanziamenti della Regione Lombardia, ha permesso di creare il Parco che oggi è un PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale). Questo particolare strumento strutturato dalla Regione Lombardia, ha permesso di tutelare piccole aree di interesse naturalistico, che diventano aree protette avviate “dal basso”, come le definisce Giorgio Nigrelli, che ha parlato a Divulgatura del libro. Sono, difatti, i singoli comuni, assieme alle associazioni a progettare l’area, imponendone i vincoli e selezionando le attività consentite, rendendo queste aree più accessibili alla comunità locale.

Ispirato nella progettazione e nella gestione all’Oasi di Torrile (PR), una delle prime oasi Lipu in Italia, oggi il Parco San Lorenzo indica la strada maestra per la collaborazione tra le parti interessate nella gestione di aree naturali, alcune delle quali possono sembrare apparentemente inconciliabili tra loro.

Infatti collaborano per la gestione del Parco: WWF, Pado Patri, Ass. Laboratorio Ambiente e tanti altri appassionati, come appunto Giorgio e Nunzio. Inoltre è presente una stazione di inanellamento gestita dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale).

L’area del parco vede inoltre i propri spazi rallegrati e vissuti da feste ed eventi organizzati dalle associazioni locali, oltre alla presenza di un parco avventura immerso tra gli alberi per ragazzi. I pescatori aiutano nel tenere costantemente pulito il sentiero che si estende per 1400 m all’interno dell’area, e gestire i pannelli illustrativi che accompagnano il visitatore, seguendo le linee guida predisposte da esperti naturalistici per minimizzare il disturbo e l’impatto.

Il parco si è presto rivelato punto focale per la comunità, che ne ha apprezzato le sue tante sfaccettature; dal ludico, allo sportivo al naturale, dice il dottor Nigrelli, che ha voluto soffermarsi sulla multi potenzialità dell’area. All’interno del libro è possibile trovare il parere del Dott. Tertulliano Lasagna, già dirigente medico dell’ospedale di Mirandola, che ha affermato quanto una camminata all’interno del parco possa giovare sia alla mente che al fisico, consigliandola fortemente.

Cartina del Parco di San Lorenzo

Nonostante il Parco San Lorenzo dia la possibilità a tutti di viverlo, una piccola area è stata destinata alla protezione della natura, soprattutto dell’avifauna locale. Nei 10 ettari dell’Oasi Falconiera, così è stata chiamata la zona di tutela, gli appassionati ed i tecnici di ISPRA, hanno potuto monitorare l’andamento delle popolazioni di uccelli con sorprendenti risultati!

Come ci racconta Giorgio Nigrelli, sono molti gli uccelli che hanno scelto di nidificare all’interno dell’oasi, deliziando gli ornitologi con grandi e popolose garzaie (alberi dormitori scelti da svariate specie di ardeidi come aironi cenerini, aironi guardabuoi, nitticore, garzette e molti altri) ma anche regalando momenti magici grazie alla scoperta della nidificazione di uccelli legati ai canneti come lo svasso maggiore o la cannaiola. Giorgio e Nunzio, instancabili appassionati, hanno scritto molti articoli sull’avifauna del Parco, l’ultimo dei quali ha voluto indagare l’andamento della nidificazione di diverse specie di uccelli in relazione al lockdown dovuti alla pandemia ancora in corso, con risultati sorprendenti in termini di aumento dei siti di nidificazione correlato alla diminuzione del disturbo antropico.

Nel libro vengono raccontati anche gli studi condotti sulla flora del Parco, intrapresi magistralmente da Marco Simonazzi e Andrea Truzzi: che hanno rilevato circa 270 specie vegetali (sia autoctone che alloctone) all’interno del parco, tra cui spiccano alcune orchidee come la orchidea piramidale e due specie nemorali (che necessitano cioè di ambienti ombrosi nel sottobosco), ed altre specie ancora come il gigaro bianco ed altre legate agli ambienti acquatici, come la brasca nodosa e il giaggiolo acquatico.

Il libro racconta gli aspetti del parco a tutto tondo, volendone risaltare sia gli aspetti positivi che quelli negativi come ci tiene a precisare il dottor Nigrelli. L’area è certamente una piccola isola all’interno di un mosaico di campi agricoli e cemento, e purtroppo poco collegata alle limitrofe aree naturali, se non tramite il Canale Collettore della Bonifica, che è stato individuato come possibile corridoio ecologico per le specie, ed è stato quindi arricchito di una siepe per aumentare la sua funzione naturale. Non si può non considerare inoltre, il forte impatto antropico rilevato nel Parco, che essendo di piccole dimensioni, ne risente maggiormente. Tuttavia questo effetto negativo viene positivamente ricompensato dal benessere psicofisico che ne trae l’intera comunità, specialmente i più piccoli che possono sfruttare questa area come vera e propria aula a cielo aperto, dove imparare il rispetto e a coltivare l’amore per l’ambiente.

Foto del Parco di San Lorenzo (MN)

Molti sono anche i problemi legati alla presenza di numerose specie alloctone come la nutria, la testuggine palustre americana, la rana torno e il gambero rosso della Louisiana, ma grazie alla ripresa della biodiversità di questa area, sembra che queste specie abbiano trovato alcuni potenziali predatori (ardeidi principalmente), che potrebbero contrastarne il loro aumento. Futuri studi chiariranno il fenomeno.

Nel contesto fortemente antropizzato della pianura padana, non smettiamo di ribadire l’importanza di questi progetti, che se da un lato fanno respirare il polmone naturale del pianeta, dall’altro permettono di riavvicinare la popolazione all’ambiente, permettendo la nascita di una cultura più verde.

Potete trovare il libro “Parco di San Lorenzo, piccola oasi nel cuore della pianura mantovana” presso l’edicola di Pegognaga o contattando direttamente gli autori, al prezzo di 15 euro. L’opera è stata presentata, riscuotendo grande successo, questa estate al Barchessone Vecchio di San Martino Spino e al Parco Florida di Pegognaga, evidenziato l’interesse della comunità locale e non solo, verso questi luoghi.

Link del comune di Pegognaga:

Eleonora Tomasini

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